
Giorgio Portera, genetista e ufficiale dell’Arma in congedo, ha chiarito davanti alla Procura di Pavia di non aver mai eseguito in prima persona l’analisi genetica del campione né di aver valutato o interpretato profili genetici nel caso Garlasco durante il servizio al Ris di Parma. Il suo nome, ha spiegato, compare in relazione al materiale genetico BU_P soltanto perché risulta un accesso registrato con la sua user personale nella fase finale di lavorazione della traccia.
Portera ha voluto distinguere con decisione l’attività operativa sullo strumento dalla responsabilità dell’analisi vera e propria. Secondo quanto riferito, non avrebbe mai svolto sopralluoghi, né firmato verbali o referti collegati al caso Garlasco. L’intervento a lui attribuibile, ha sottolineato, riguardava esclusivamente il caricamento finale del campione sul sequenziatore: un passaggio tecnico, senza alcuna interpretazione dei risultati.
Lo stesso genetista ha aggiunto di non poter stabilire con certezza se quell’operazione fosse stata compiuta da lui oppure da un collega che aveva utilizzato il suo accesso. A suo dire si trattava di una procedura ordinaria, inserita nella gestione quotidiana di numerosi campioni, e soltanto oggi, con il riemergere dei dettagli sui raw data, avrebbe ricondotto quell’accesso a quella specifica attività.
Nel frattempo, la nuova inchiesta su Andrea Sempio ha riportato al centro della discussione i raw data relativi al Dna sui pedali della bicicletta “Umberto Dei”. I consulenti della Procura hanno ricordato che la disamina dei tracciati elettroforetici inviati dal Ris nel novembre 2025 mostrava un profilo genetico parziale compatibile con Chiara Poggi e due profili completi sovrapponibili per 15 marcatori alla studentessa.
Gli stessi consulenti hanno però evidenziato che i successivi tentativi di ottenere profili genetici dai campioni prelevati dai pedali hanno dato esito negativo, senza produrre alcun profilo utile. Su questo punto si è acceso il confronto tra le diverse letture dei dati: da una parte chi sostiene che i risultati negativi siano successivi, dall’altra chi ritiene che i file siano stati solo aggiornati in una data successiva, pur essendo stati generati in precedenza.
La questione resta dunque affidata a interpretazioni contrastanti, mentre la nuova indagine continua a muoversi tra ricostruzioni scientifiche, verifiche documentali e responsabilità operative. In questo quadro, le parole di Portera puntano a ribadire un concetto: il suo coinvolgimento sarebbe stato solo marginale e di natura tecnica, senza alcun ruolo nelle valutazioni genetiche del caso.