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Renzi ai centristi e riformisti FI: “Venite con noi” e chiude la Leopolda, Conte risponde “garanzie, mai più con Trump”

Renzi rilancia dal palco della Leopolda

Durante la chiusura della Leopolda, Matteo Renzi ha lanciato un nuovo appello ai centristi e ai riformisti di Forza Italia, invitandoli a confluire in Italia Viva. Nel suo intervento, molto lungo e dai toni accesi, l’ex premier ha ribadito un concetto chiave: per battere Giorgia Meloni, il centrosinistra deve presentarsi unito, senza frammentazioni o rivalità interne.

Secondo Renzi, la partita politica è netta: il centrodestra regge solo se l’opposizione si divide. Per questo ha chiesto ai partiti dell’area progressista di evitare nuove fratture e di costruire un fronte comune capace di contendere la guida del Paese all’attuale maggioranza.

Le tre garanzie chieste a Conte

Nel discorso, Renzi ha indicato anche tre condizioni precise da porre a Giuseppe Conte per consolidare l’alleanza. La prima: mai più Salvini al Viminale. La seconda: mai più Giorgetti al governo. La terza: nessun sostegno, diretto o indiretto, a Donald Trump. Su questo punto ha precisato che in politica le certezze assolute non esistono, ma ha comunque chiesto impegni chiari.

Renzi ha poi mostrato apertura verso le posizioni di Conte, definendo comprensibili alcune sue riflessioni. Allo stesso tempo, ha detto di non considerare Elly Schlein la figura più adatta a fare da garante per lui, preferendo invece un accordo basato su un programma serio e su un patto chiaro, quasi “alla tedesca”.

Appello ai riformisti e sfida sul futuro

Un passaggio importante è stato dedicato ai riformisti di Forza Italia, ai quali Renzi ha rivolto un invito diretto: lasciare il partito e unirsi a Italia Viva. Ha sostenuto che non sia possibile restare accanto a chi mette in discussione l’Europa e ha assicurato che le porte del suo progetto politico restano aperte.

Nel finale, Renzi ha ribadito la sua convinzione che Italia Viva avrà un ruolo decisivo nella prossima legislatura, soprattutto in vista dell’elezione del Quirinale e del semestre di presidenza europea. Per lui, la priorità resta una sola: mandare a casa Giorgia Meloni, evitando che le divisioni del centrosinistra finiscano per favorire ancora il centrodestra.

Bonaccini: basta rinvii, serve un patto

Anche Stefano Bonaccini ha richiamato l’urgenza dell’unità, chiedendo di smettere per un po’ di discutere di primarie e di concentrarsi invece sul programma. Solo dopo, ha detto, si potrà decidere come scegliere la leadership. Il messaggio è stato chiaro: prima l’accordo politico, poi il nome del candidato.