
Il premier Giorgia Meloni ha deciso di fare un passo indietro sulla riforma delle pensioni, dopo una giornata segnata da tensioni e critiche all’interno della maggioranza. In una dichiarazione in Aula, Meloni ha annunciato che il governo intende correggere la precedente stretta sulle pensioni, comunicando che il Ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef) è già al lavoro per apportare le necessarie modifiche. In particolare, la premier ha confermato l’intenzione di eliminare i tagli retroattivi sul riscatto della laurea.
La Lega ha chiesto anche che venga effettuata una revisione della norma sulle finestre pensionistiche, presentando un emendamento per annullare entrambe le disposizioni. Come ulteriore garanzia, il partito propone un possibile innalzamento dell’Irap a partire dal 2033. La risposta di Meloni sembra chiudere un’altra grana per l’esecutivo, raggiungendo una certa coesione dopo le critiche espresse all’interno della maggioranza.
Le tensioni con Forza Italia sono evidenti, con rappresentanti del partito come Raffaele Nevi che si sono detti pronti a discutere della questione con il governo. Le opposizioni, nel frattempo, accusano l’esecutivo di aver attuato una “stangata” sulle pensioni. Elly Schlein, segretaria del Partito Democratico, ha parlato di un furto ai danni di giovani e anziani, mentre Stefano Patuanelli del Movimento 5 Stelle ha definito surreale l’accusa ai burocrati del Mef.
Nonostante le problematiche, la manovra sembra avviarsi verso una rapida approvazione, con scadenze molto serrate per la sua discussione. La calendarizzazione prevede che la questione venga portata in Assemblea al Senato lunedì prossimo, seguita da un voto alla Camera tra Natale e Capodanno. Il dibattito generale è atteso per domenica 28 alle 16:30, con l’obiettivo di ottenere il via libera martedì 30.
Le novità emerse fino a questo momento comprendono circa sessanta emendamenti bipartisan riguardanti enti locali, come tempistiche estese per la presentazione dei piani sulla raccolta rifiuti. Tuttavia, sembra che l’innalzamento della soglia per i pagamenti in contante e la tassazione dell’oro non saranno portati avanti, con emendamenti già ritirati. Maggiore sorte potrebbero avere gli emendamenti sui condoni.