
Il confronto sul referendum, che coinvolge il Governo e il mondo giudiziario, ha raggiunto il suo apice durante la cerimonia di apertura dell’Anno giudiziario, svoltasi nell’Aula Magna della Cassazione. Qui, il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha affrontato direttamente i leader dell’Associazione Nazionale dei Magistrati dinanzi al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. La cerimonia segna l’inizio ufficiale delle attività giudiziarie per il 2026, ma ha anche messo in luce le tensioni attuali tra politica e giustizia.
Pasquale D’Ascola, il primo presidente della Suprema Corte, non ha esitato a esprimere le preoccupazioni della magistratura riguardo alla salvaguardia della indipendenza e autonomia della giurisdizione, definendole come fondamentali per il sistema costituzionale. Ha esortato a promuovere un clima di rispetto reciproco e collaborazione fra le istituzioni, sottolineando l’importanza di mantenere il dialogo aperto e razionale sulle questioni legate alla giustizia. D’Ascola ha chiarito che è cruciale evitare che si diffonda l’idea che i magistrati siano influenzabili o insicuri nel loro operato.
In risposta, il ministro Nordio ha definito “blasfemo” il pensiero che la riforma proposta possa compromettere l’indipendenza della magistratura, ribadendo che tale principio è non negoziabile. Ha assicurato che l’ordine giudiziario è autonomo e indipendente e ha criticato interpretazioni discordanti come distorsioni malevole della vera essenza politica. Guardando alle conseguenze del referendum di marzo, Nordio ha auspicato un dibattito costruttivo, promettendo un dialogo con magistrati e accademici in caso di approvazione della riforma.
La reazione dell’Associazione Nazionale dei Magistrati non si è fatta attendere, con il presidente Cesare Parodi che ha espresso disappunto per l’uso del termine “blasfemo”, sottolineando l’importanza delle opinioni esposte dai magistrati. Questo clima di delegittimazione reciproca, come osservato anche dal vicepresidente del Csm, Fabio Pinelli, rischia di minare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni, portandoli a chiedersi se possano ancora fidarsi di chi governa il loro destino, sia sotto forma di nuove leggi che di applicazione della giustizia.