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Sfide politiche sul decreto Ucraina: la linea ‘no armi’ di Vannacciani, 5 Stelle e Avs si unisce mentre il governo prepara la fiducia

A poco dall’uscita dalla Lega, i vannacciani sfidano Matteo Salvini sul decreto Ucraina

La risposta dei vannacciani: emendamenti e ordini del giorno contro le armi a Kiev

A pochi giorni dal loro distacco dalla Lega, i deputati seguaci del generale Vannacci hanno lanciato una provocazione nei confronti di Matteo Salvini riguardo al decreto Ucraina. Hanno presentato un emendamento e tre ordini del giorno, come già anticipato nei giorni scorsi, esprimendo contrarietà all’invio di armi a Kiev. “Siamo curiosi di vedere quanti patrioti nel centrodestra sosterranno gli interessi degli Italiani e quanti membri della Lega sarà assenti, nonostante da tempo affermino di non voler più inviare supporti a Zelensky, per poi smentirsi clamorosamente”, dichiarano Rossano Sasso, Edoardo Ziello, ex leghisti, ed Emanuele Pozzolo, ex FdI.

Il governo si prepara a blindare il decreto

Le proposte avanzate dai sostenitori di Vannacci si allineano con quelle di Avs e Movimento 5 Stelle, ma le probabilità che vengano supportate sono basse. Il governo, nel pomeriggio, dovrebbe porre la questione di fiducia sul provvedimento per scongiurare qualsiasi rischio di votazione legato a questa inusuale alleanza. Secondo fonti del PD ed Avs, come sottolineato da Beppe Provenzano e Angelo Bonelli, questa decisione si è concretizzata per evitare strumentalizzazioni su un argomento delicato.

Le tensioni interne e le prospettive future

La scelta di blindare il decreto viene interpretata come una strategia per osservare le posizioni dei tre deputati vannacciani, mentre la Lega mantiene la sua retorica con Fabrizio Cecchetti che ribadisce il desiderio di escludere l’invio di armi. I vannacciani, tuttavia, si dichiarano in fase di discussione per decidere come procedere, rivendicando già una prima vittoria: “Salvini teme il voto e ha scelto la fiducia per bloccare il nostro emendamento”, puntualizza Ziello. Inoltre, si agitano le acque anche nel centrosinistra, dove il Pd esprimerà un voto negativo sulla fiducia ma sosterrà il provvedimento, mentre il Movimento 5 Stelle è determinato a non associarsi ai vannacciani. La tensione è palpabile e la situazione in continua evoluzione potrebbe avere impatti importanti sui futuri sviluppi politici.