
Con l’approssimarsi del referendum, il clima attorno al tema della separazione delle carriere si fa sempre più teso. Durante la presentazione del libro di Marco Travaglio, il magistrato Nino Di Matteo ha espresso un’aperta critica alla riforma, sostenendo che chi si schiera a favore potrebbe non essere solo persone oneste, ma anche rappresentanti di interessi inquietanti: “Al fianco delle persone perbene che voteranno sì, ci saranno massoni, architetti del sistema corruttivo e mafiosi”.
Di Matteo ha argomentato che il supporto per la riforma è alimentato da un continuo discredito della magistratura, contribuendo così a delegittimarla agli occhi del pubblico. “Quando si propinano giudizi negativi, si mina la fiducia popolare nella magistratura, un obiettivo perseguibile da chi ha interesse a mantenere l’ordine mafioso”, ha spiegato. Le sue parole hanno suscitato reazioni indignate da parte della politica: la sottosegretaria ai Rapporti con il Parlamento, Matilde Siracusano, ha definito le affermazioni di Di Matteo come “indegne e inaccettabili”.
La riforma ha diviso le opinioni politiche, con il vicepresidente della Camera, Giorgio Mulè, che ha definito le dichiarazioni di Di Matteo come un “delirio di un invasato”. La situazione si complica ulteriormente con l’intervista di Maurizio Gelli al Fatto Quotidiano, dove sostiene che la separazione delle carriere rappresenterebbe i principi del padre, Licio Gelli, storico leader della P2. Questa affermazione ha indotto i rappresentanti di Pd, M5s e Avs a opporsi fermamente alla proposta, sottolineando una connessione ai pericoli del passato. Il capogruppo M5s al Senato, Luca Pirondini, ha avvertito che “quello che si sta proponendo ha radici in un passato oscuro”.
I vicepremier del governo hanno esortato a non cadere nella trappola di trasformare il referendum in una polemica politica. “I cittadini valuteranno il governo nel 2027” ha ribadito Antonio Tajani, mentre Matteo Salvini ha sostenuto che “con il sì, anche i giudici potranno essere sanzionati se commettono errori”. In questo clima di accese polemiche, Marco Travaglio ha presentato il suo libro “Perché No. Guida al referendum su magistratura e politica in poche e semplici parole”, attirando l’attenzione su un tema cruciale per il futuro della giustizia in Italia.