
Era l’11 aprile 2006 quando, alle 11:28, l’Agenzia ANSA annunciava l’arresto di Bernardo Provenzano, uno dei boss mafiosi più temuti, nel suo rifugio nel Corleonese. La notizia ha immediatamente fatto il giro del mondo, segnando una tappa significativa nella lotta contro la mafia italiana.
Il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, non ha perso tempo nel congratularsi telefonicamente con il ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu per questa operazione di grande successo. Ciampi ha esteso le sue congratulazioni anche al capo della Polizia, Gianni De Gennaro, sottolineando l’importanza di questo arresto nella lotta alla criminalità organizzata.
Durante l’operazione, il boss mafioso indossava un maglione, jeans e scarponcini. È stato catturato senza opporre resistenza nelle campagne di Corleone. Provenzano non ha rilasciato dichiarazioni al momento dell’arresto. La sua identificazione è avvenuta grazie a un’analisi del DNA, dopo molti anni di latitanza: era fuggito nel 1963, rimanendo inafferrabile per oltre 40 anni.
All’atto della cattura, gli agenti hanno trovato in possesso di Provenzano alcuni ‘pizzini’, foglietti usati per trasmettere ordini e comunicazioni ai suoi fedelissimi. La sua latitanza lo ha reso una figura quasi leggendaria, di cui circolava solo una vecchia fotografia scattata nel 1959. Grazie a tecniche investigative avanzate, la polizia scientifica aveva creato un identikit del boss, basato anche su testimonianze di chi lo aveva visto di recente.
La masseria dove venne rintracciato Provenzano era un rifugio sicuro, sostenuto da membri del suo clan e familiari. La cattura è stata il risultato di un lungo lavoro investigativo che ha visto cooperare diversi reparti della Polizia di Stato. Essa ha rappresentato un colpo significativo per la mafia siciliana e una hoop di speranza per il ripristino della legalità nella regione.