
Il governo italiano ha deciso di interrompere il rinnovo automatico del memorandum di cooperazione militare e di difesa con Israele, una scelta che si inserisce in un contesto politico delicato e critico. Poche ore prima di un attacco serio da parte di Donald Trump, la premier Giorgia Meloni ha confermato la distanza presa dal suo partner nella coalizione, Benjamin Netanyahu, rimarcando che “quando ci sono cose che non condividiamo, agiamo di conseguenza”.
Il Ministero degli Esteri israele ha minimizzato la decisione, affermando che il memorandum, siglato nel 2003 e operativo dal 2016, non ha mai avuto contenuti concreti. Secondo le opposizioni italiane, la mossa del governo è corretta, ma giunge in ritardo. Dalla parte israeliana, il leader del partito centrista Yesh Atid, Yair Lapid, ha descritto l’azione come un “nuovo fallimento di Netanyahu”, promettendo un futuro governo che riconquisterà il rispetto internazionale.
Il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, ha elogiato l’Italia per le sue posizioni contro la politica israeliana. La decisione di sospendere il memorandum è maturata dopo un’attenta riflessione e discussioni all’interno del governo, specie dopo gli eventi recenti come la crisi umanitaria a Gaza e le limitazioni imposte al cardinale Pizzaballa. Nonostante le critiche, Meloni ha affermato che l’Italia è disposta a riattivare il memorandum qualora Israele fosse governato da un esecutivo con un atteggiamento diverso.
La posizione di equilibrio assunta dal governo, come sottolineato dal presidente del Senato Ignazio La Russa, segna un tentativo di rispondere alle pressioni interne e alle manifestazioni pro-Palestina che hanno animato le piazze italiane. Tuttavia, l’opposizione continua a chiedere misure più concrete per fermare le violenze in corso e porre fine a una cooperazione militare che, secondo alcuni esponenti, non giova all’Italia.