
Durante una celebrazione religiosa a Kimbala, il Papa ha voluto riflettere sulla complessa storia dell’Angola, un paese che, sebbene caratterizzato da una bellezza straordinaria, porta ancora i segni delle ferite inferte da decenni di conflitti. Il Pontefice ha descritto l’Angola come un “luogo splendido e sofferente”, sottolineando la presenza di una profonda fame e sete di speranza, pace e fraternità.
Il Papa ha richiamato l’attenzione sulle lunghe ombre lasciate dalla guerra civile, che ha generato divisioni e inimicizie, con un effetto devastante sulle risorse del paese e contribuendo all’acuirsi della povertà. Ha messo in guardia su come, dopo un periodo prolungato trascorso in una storia segnata dal dolore, si possa correre il rischio di perdere la speranza. Un paragone forte è stato fatto con la vicenda dei due discepoli di Emmaus, riferendosi al Vangelo del giorno: “Quando si è oppressi dalla tristezza, si è tentati di lasciarsi andare allo scoraggiamento e alla paralisi”.
Il messaggio del Papa va oltre il semplice riconoscimento delle sofferenze: è un invito a riscoprire la fraternità e la comunità. La sua omelia ha incoraggiato i fedeli a non cedere alla rassegnazione e a lavorare insieme per costruire un futuro migliore. In un momento in cui l’Angola cerca di rialzarsi, il Papa ha esortato tutti a farsi carico di un cammino di pace e cooperazione, spronando i presenti a non dimenticare mai l’importanza della speranza e dell’unità.