
L’uscita dall’emergenza deficit in Italia si allontana, con il governo che dovrà attendere oltre un anno per sperare in una svolta. L’impegno iniziale di scendere al fatidico limite del 3% entro il 2025 si complica, dato il deficit fissato al **3,1%** secondo le stime di Eurostat e Istat. La Commissione Europea, che si pronuncerà a giugno, potrebbe mantenere il Paese vincolato alle rigorose linee guida europee, limitando le risorse per gli investimenti nella difesa e per le manovre elettorali.
Il premier **Giorgia Meloni** esprime il suo disappunto, criticando il “sciagurato” Superbonus e sottolineando come i dati dell’Istat abbiano frequentemente sottovalutato il Pil, per poi rivederlo al rialzo. Questo comportamento, secondo Meloni, rappresenta una vera e propria beffa per il governo e per i cittadini.
Nonostante le difficoltà, il ministro dell’Economia, **Giancarlo Giorgetti**, si mostra cauto e realista. Presentando il Documento di finanza pubblica, sottolinea la necessità di misure che possano affrontare le attuali sfide globali, accentuate dalla guerra. Il documento rivela stime più basse per il Pil di quest’anno e del prossimo, fissato a **0,6%**, con debito pubblico in netto aumento, previsto oltre **138%**. La speranza di riportare il deficit sotto al 3% è ora collocata nel 2026, obiettivo che richiede misure straordinarie.
Giorgetti non esclude neanche l’idea di uno **scostamento** di bilancio, essenziale per affrontare l’aumento dei prezzi, in particolare quelli energetici. Questa proposta è sostenuta da vari esponenti, tra cui il presidente di Confindustria, **Emanuele Orsini**, che avverte sui rischi di recessione se l’instabilità in Medio Oriente dovesse protrarsi. Il quadro attuale richiede, quindi, una risposta pronta e decisiva da parte del governo per adattare le manovre e garantire la crescita nel lungo termine.