
Il Piano Mattei, l’iniziativa di partenariato con l’Africa voluta dal governo Meloni, dovrà fare a meno del cognome del suo fondatore. Infatti, Pietro Mattei, nipote dell’imprenditore scomparso nel 1962, ha formalmente **richiesto** l’esclusione del suo nome dal progetto, avvertendo la premier di una possibile azione legale. Mattei ha inviato una **comunicazione certificata** alla presidenza del Consiglio, sostenendo che le scelte attuali del governo siano in netto contrasto con i principi del suo familiare.
Il nipote del fondatore dell’Eni ha dichiarato che il modo in cui il governo sta utilizzando il nome Mattei è una **strumentalizzazione** a scopi propagandistici che distorta l’eredità politica dell’imprenditore. “Quello che sta facendo Meloni è completamente opposto a ciò che mio zio rappresentava”, ha affermato, criticando le attuali politiche sui migranti e sui rapporti internazionali, in particolare con gli Stati Uniti. La sua insoddisfazione ha raggiunto un culmine, inducendolo a richiedere anche la restituzione di beni appartenuti a suo zio, comprese opere d’arte di rilevante valore. Tuttavia, l’ENI ha risposto picche, perché tali beni sono considerati parte del **patrimonio aziendale**.
Questa disputa ha provocato un acceso dibattito politico. Francesco Lollobrigida di Fratelli d’Italia ha lodato Mattei come un protagonista nella storia dell’umanità. Al contrario, le critiche nei confronti del governo continuano a emergere. Il leader del M5S, Giuseppe Conte, ha accusato l’esecutivo di non avere un piano concreto per il piano Mattei, mentre Luana Zanella di Avs ha sottolineato che questa situazione rappresenta una nuova complicazione per la premier. Le parole di Pietro Mattei, che evocano l’immagine di suo zio in confronto alle scelte attuali, potrebbero segnare un nuovo capitolo di tensione tra l’eredità di Mattei e l’operato del governo Meloni.