
In un’articolata requisitoria, il Procuratore generale di Roma ha messo in discussione la reale segretezza degli atti coinvolti nel caso dell’ex sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro. L’accusa ha richiesto l’assoluzione dell’esponente di Fratelli d’Italia, accusato di rivelazione di segreto d’ufficio nell’ambito della controversa vicenda riguardante l’anarchico Alfredo Cospito.
Nel suo intervento dinanzi ai giudici della terza sezione di piazzale Clodio, il procuratore ha chiesto di annullare il verdetto di primo grado che aveva visto Delmastro condannato a 8 mesi di reclusione. L’accusa ha chiesto che le accuse siano ritirate con la formula “perché il fatto non costituisce reato”. Gli avvocati dell’imputato concordano con questa posizione. Giuseppe Valentino, legale di Delmastro, ha espresso la sua confusione riguardo alla natura del segreto divulgato e ha sottolineato come gli atti in questione non fossero classificati, suggerendo che non vi sia stata tale anomalia come sostenuto fino ad ora.
Il caso ruota attorno a dichiarazioni fatte in Parlamento dal vicepresidente del Copasir, Giovanni Donzelli, che nel febbraio di tre anni fa discusse le conversazioni tra Cospito e alcuni detenuti di camorra durante l’ora d’aria nel carcere di Sassari. Queste informazioni, ottenute da Delmastro, derivavano da un’informativa dell’amministrazione penitenziaria con la nota di “limitata divulgazione”. Tali conversazioni evocavano la possibilità di una battaglia comune contro il regime del carcere duro da parte di Cospito e dei boss mafiosi.
I giudici di primo grado avevano già riconosciuto attenuanti generiche al sottosegretario, sottolineando come la comunicazione di quelle notizie avesse rappresentato un concreto pericolo per la prevenzione della criminalità organizzata. Al termine della discussione, il processo è stato aggiornato al 20 maggio per la lettura della sentenza definitiva, mentre Delmastro ha lasciato l’aula senza rilasciare commenti.