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Italia in Procedura Ue: Meloni e Giorgetti Sull’andamento del Deficit al 3,1% e Futuro della Manovra Economica

L’Italia e l’uscita dal deficit eccessivo: un’attesa prolungata

L’Italia dovrà pazientare ancora per un altro anno prima di poter intraprendere il percorso di uscita dalla procedura per deficit eccessivo imposta dall’Unione Europea. Il governo Meloni aveva puntato a raggiungere un’agognata soglia del 3% già nel 2025, ma con il 3,1% certificato da Eurostat e Istat, i conti pubblici italiani rimarranno sotto il controllo di Bruxelles. Questa situazione allontana la possibilità di liberare risorse per finanziare le spese militari e per la prossima manovra elettorale, portando alla frustrazione della presidente del Consiglio, che ha accusato il Superbonus di essere un “sciagurato” fardello e ha criticato le stime Istat, ritenute insufficienti nel calcolare il Pil effettivo.

Reazioni del governo e delle opposizioni

Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, mostra un atteggiamento pragmatico, presentando un Documento di finanza pubblica basato sul realismo. Non esclude la possibilità di scostamenti dai parametri di bilancio, mentre le stime di Eurostat confermano le previsioni di un deficit al 3,1%. Le opposizioni, dal canto loro, non esitano a puntare il dito contro il governo, definendo la situazione un “flop economico”. Giuseppe Conte, leader del M5s, si è espresso chiedendo il ritiro di significativi aumenti previsti per la spesa militare, evidenziando l’assoluta necessità di rivedere le priorità di spesa.

Una visione realistica per il futuro

Giorgetti, in una sua conferenza stampa, ha affermato che il contesto attuale, complicato dalla guerra, richiede un approccio responsabile. Le nuove proiezioni mostrano un Pil previsto in calo e un debito pubblico che continuerà a crescere, posizionandosi oltre il 138%. I prossimi due anni saranno cruciali per includere il deficit sotto il 3%, fissato ora per il 2026 al 2,9%. Il ministro non esclude che l’Italia possa agire autonomamente su questioni energetiche, mentre il presidente di Confindustria ha messo in guardia contro il rischio di recessione se la situazione attuale dovesse perdurare.