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Corteo Pussy Riot alla Biennale: consegnato documento a Buttafuoco e visita al padiglione Ucraina

Protesta a Venezia: Pussy Riot contro la Biennale e la Russia

Nuova manifestazione di Pussy Riot a pagamento della Biennale

Oggi, a Venezia, circa duecento attivisti del gruppo Pussy Riot, capitanati da Nadya Tolokonnikova, hanno nuovamente dato vita a una manifestazione. Con bandiere che richiamano l’Ucraina e slogan indirizzati contro la Russia e il presidente Putin, hanno espresso il loro dissenso nei confronti della presenza del padiglione russo alla Biennale d’arte. Il corteo si è rivelato un simbolo di protesta culturale contro la guerra e le ingerenze politiche.

Le barriere della polizia bloccano il corteo

Le manifestanti, quasi tutte con passamontagna fucsia, hanno tentato di accedere a Piazza San Marco, ma il loro cammino è stato interrotto da un cordone di polizia. Dopo aver subito questo ostacolo, il gruppo ha deciso di dirigersi verso Palazzo Ca’ Giustinian, sede della Biennale. Qui, in un’atmosfera di estrema vigilanza da parte delle forze dell’ordine, sono stati accesi fumogeni di colore giallo e blu in onore della bandiera ucraina. Due portavoce del collettivo hanno poi cercato di incontrare il presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, il quale non si trovava in sede in quel momento.

Un atto simbolico di solidarietà per l’Ucraina

Durante la manifestazione, le attiviste hanno presentato un documento esplicativo riguardo ai motivi della loro protesta e la loro visione dell’arte come veicolo di messaggi politici e sociali. Al termine del corteo, che si è svolto senza incidenti, è emerso che le militanti si erano organizzate per ritrovarsi nel pomeriggio, in occasione dell’inaugurazione del padiglione dell’Ucraina presso la Biennale. Questa azione conferma l’impegno del gruppo nella lotta per i diritti e l’autodeterminazione, un tema centrale non solo per l’Ucraina, ma per tutte le popolazioni in difficoltà.