
Il 20 maggio 2006 segna il ventesimo anniversario della storia di Bruno, l’orso Jj1, il primo esemplare a mettere piede in Baviera dopo un’assenza di 170 anni. Originario del Trentino, inizialmente accolto con entusiasmo, Bruno si trovò presto nella posizione di essere considerato un animale “problematico”. Le sue ripetute incursioni nei pressi dei centri abitati, dove si nutriva di bestiame e distruggeva alveari, suscitò preoccupazioni tra gli agricoltori locali.
Nonostante i numerosi interventi da parte di esperti finlandesi e del WWF per cercare di catturarlo e reinserirlo in un habitat più sicuro, la popolarità di Bruno nei social media, dove era celebrato come un simbolo di libertà, non bastò a salvarlo. In seguito a crescenti preoccupazioni per la sicurezza pubblica, le autorità bavaresi presero la decisione di abbatterlo il 26 giugno 2006. Questo tragico epilogo generò forti proteste tra gli ambientalisti, e il cacciatore che lo abbatté rimase anonimo per motivi di sicurezza. Oggi, Bruno è esposto impagliato presso il Museo “Mensch und Natur” di Monaco.
La questione della gestione dei grandi predatori in aree popolate continua a essere un tema scottante. In Trentino, la popolazione di orsi ha superato i 100 esemplari, e proprio nel 2023 si è verificato un gravissimo incidente con l’attacco mortale all’escursionista Andrea Papi da parte dell’orsa Gaia, sorella di Bruno, che è attualmente custodita in un parco nella Foresta Nera. Questo episodio ha riaperto il dibattito sulle modalità di gestione degli orsi, oscillando tra la soluzione della cattività e quella dell’abbattimento, entrambe soluzioni che incontrano forti opposizioni da parte dei gruppi ambientalisti.