
Francesca Albanese: un appello per la giustizia e i diritti umani
Durante un incontro tenutosi al Senato di Roma, la relatrice speciale delle Nazioni Unite, Francesca Albanese, ha descritto la situazione nei territori palestinesi occupati come un esempio allarmante di genocidio sistemático. Ha sostenuto che si tratta di un “stadio finale” di un piano più ampio, mirato a realizzare un ambiente di tortura collettiva. In questo contesto, la vita quotidiana degli individui è trasformata in un’esperienza di sofferenza organizzata, in cui il dolore fisico e psicologico non rappresenta una conseguenza della violenza, ma diventa parte integrante del metodo stesso.
Albanese ha affermato che, dal mese di ottobre 2023, si è assistito a un aumento esponenziale della violenza nei territori, con l’obiettivo di costringere i palestinesi a lasciare le loro terre. Ha rivelato che sono circa 9.000 i palestinesi attualmente detenuti, e la metà di essi è sottoposta a detenzione amministrativa senza processo. Inoltre, ha menzionato la scomparsa di circa 4.000 persone, i cosiddetti ‘desaparecidos’, di cui non si conosce il destino. Albanese ha denunciato anche l’uso crescente della violenza sessuale come mezzo di controllo e umiliazione.
La relatrice ha esortato l’Unione Europea a emettere un decreto che blocchi gli effetti delle sanzioni statunitensi nei suoi territori, affermando che, sebbene tale misura rappresenti solo una soluzione temporanea, è necessaria per ristabilire una certa giustizia. Ha fatto riferimento alle sanzioni ricevute dalla sua persona e da organizzazioni palestinesi, dibattendo sulla mancanza di azione da parte dell’Europa e dell’Italia in merito alla sua posizione e al contesto più ampio. Albanese ha dichiarato che le sue esperienze la rendono priva della possibilità di operare nello spazio civile, sollevando interrogativi sulla sovranità europea e sull’influenza delle sanzioni di un paese terzo sul suolo italiano.