
La prima ministra Giorgia Meloni ha finalmente preso posizione sulla controversa questione relativa al generale Vannacci, rompendo il silenzio che aveva mantenuto finora. L’occasione è di grande rilevanza, poiché si svolge durante le comunicazioni in Aula alla Camera, in vista del Consiglio europeo. Rispondendo a un attacco proveniente dai sostenitori di Vannacci, Meloni ha chiarito la sua posizione, affermando: “Per sei volte avete votato contro la fiducia a questo governo, unendovi a Schlein, Conte e Renzi.” Con queste parole, si distanzia apertamente da Futuro Nazionale, esprimendo il suo disaccordo: “Votare contro la fiducia significa voler mandare a casa il governo.”
In un’affermazione provocatoria, Meloni ha ribadito che “la vera destra non può mai essere funzionale alla sinistra.” Questa dichiarazione sembra rivolta non solo ai membri di Futuro Nazionale ma anche al generale Vannacci, il quale, appena il giorno prima, si era presentato come il rappresentante di una “destra autentica” in un’intervista televisiva. La premier ha sottolineato l’importanza di seguire il programma approvato, affermando: “Quello che facciamo è per tutelare l’interesse nazionale e deriva dal programma politico che ci ha eletti.” Con queste parole, si delinea una netta esclusione dei vannacciani dal contesto del centrodestra.
Le reazioni non si sono fatte attendere. Rossano Sasso di Futuro Nazionale ha dichiarato: “Dopo un attacco così, ora è guerra totale.” Dentro il partito di Meloni, le tensioni aumentano, e il responsabile organizzazione di FdI, Giovanni Donzelli, ha commentato che i vannacciani sembrano essere allineati con posizioni simili a quelle del PD. Dall’altra parte, Laura Ravetto, ex Lega, ha motivato il suo disaccordo con il governo affermando che “ha tradito la fiducia degli elettori.” Anche Emanuele Pozzolo, ex deputato di FdI, ha sostenuto che Meloni “ha dimostrato di essere la migliore alleata della sinistra.”
In un clima di crescente conflitto, è evidente che le prossime settimane saranno decisive per comprendere l’evoluzione di questa frattura all’interno del centrodestra.