
Le immagini possono avvicinare, mentre i dossier tendono a separare. Dopo l’evento di Napoli, il campo largo si trova a dover affrontare le proprie vulnerabilità: le discordie sulla questione ucraina e sul riarmo, il fragile equilibrio con il centrista e la sfida di trasformare un alleanza apparentemente simbolica in una valida alternativa governativa. A rompere il silenzio nel Partito Democratico è Goffredo Bettini, che avverte riguardo al pericolo che, una volta spenti i riflettori, ogni alleato possa tornare a guardare al proprio elettorato.
Di fronte a questo scenario, il dirigente del PD propone un “patto solenne di lealtà”, non solo indirizzato alla coalizione, ma anche al suo partito. Persistono malumori, specialmente nell’area riformista, in merito alle posizioni di Giuseppe Conte sull’Ucraina. Il futuro della piazza di Padova non può dirsi del tutto concluso, poiché il suo esito si lega ai tempi della legge elettorale. Qualora il processo legislativo si prolungasse, la manifestazione potrebbe nuovamente aver luogo; in caso contrario, si valutano altre opzioni a Roma, sia alla Camera che in altre sedi, per facilitare l’arrivo della riforma in Aula.
La questione della politica estera rimane la più problematica per il Nazareno. Le recenti dichiarazioni del leader del Movimento 5 Stelle su Kiev hanno riacceso le tensioni all’interno del PD di Elly Schlein, i quali temono che Conte si discosti dalla linea del Partito Socialista Europeo e dai principali alleati europei. Bettini cerca di ricondurre il dibattito su binari costruttivi, avvertendo che “esagerare” la minaccia di un’invasione russa potrebbe compromettere la via verso una soluzione diplomatica.
Questa situazione evidenzia quanto il tema della politica estera rappresenti una crepa da sfruttare per i centristi, come Italia Viva e +Europa. Bettini, nell’intento di ricucire le fratture, suggerisce il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, come figura di garanzia per unire il fronte riformista. La necessità di unità è cruciale: “Se nel momento dell’unità riapriamo le ferite del passato, non ne veniamo fuori”, avverte il dirigente dem. Allo stesso tempo, le primarie delle Idee, che continuano a Palermo dopo le edizioni di Roma e Milano, ribadiscono che il centrosinistra deve ampliare il proprio perimetro e offrire un rifugio riconoscibile all’area riformista e liberaldemocratica. Tuttavia, questo malessere potrebbe avvantaggiare anche Antonio Tajani, che afferma categoricamente: “Il campo largo ormai non esiste più”, tentando di attrarre i moderati all’esterno del centrosinistra.