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Un clima di tensione a Genova per il comizio di Vannacci
Circa mille manifestanti hanno preso parte a un raduno a supporto di Roberto Vannacci, il leader di Futuro Nazionale, in una Genova fortemente sorvegliata per evitare conflitti. Il timore di scontri ha reso necessaria una massiccia presenza delle forze dell’ordine, bloccando l’accesso persino ai residenti della zona.
Contemporaneamente, la città ha visto sfilare una manifestazione organizzata dalla Cgil e dall’Anpi, a cui ha partecipato anche il Partito Democratico. Quest’ultimi hanno occupato lo spazio inizialmente previsto per i sostenitori di Vannacci, costringendo il gruppo a spostarsi in piazza Leopardi per evitare problemi di ordine pubblico. Nonostante la tensione, gli scontri tra le due fazioni non si sono materializzati, con solo qualche slogan lanciato contro Vannacci.
Nel suo intervento, Vannacci ha espresso sconcerto per la situazione, puntando il dito contro la sinistra che, a suo dire, ha provocato la militarizzazione della piazza, impedendo una discussione pacifica. Ha dichiarato: “Mi vergogno di vivere in un Paese dove per fare un comizio dobbiamo svuotare le caserme di mezza Regione”. Vannacci ha anche ribadito il suo slogan sulla remigrazione, affermando che è parte del lessico italiano, e ha invitato il sindaco di Genova a chiarire il suo significato.
L’ex generale ha criticato la scelta del sindaco di escludere l’uso del taser da parte della polizia locale, suggerendo che questo mette a rischio la sicurezza dei cittadini. Inoltre, si sono diffuse voci di malcontento all’interno del partito, con seicento membri dei Comitati di Lamezia Terme che hanno deciso di lasciare Futuro Nazionale. I dissidenti hanno espresso la loro insoddisfazione per le recenti nomine, ritenendole lontane dai principi di meritocrazia promessi da Vannacci.
Questa frattura interna al partito potrebbe complicare ulteriormente la strategia politica di Vannacci, che si propone come interlocutore nel centrodestra e non sembra intenzionato a formare alleanze per ora.