
Un cambio repentino di posizione ha segnato l’approccio del governo italiano alla partecipazione al vertice di Washington, dedicato alla presunta “rinascita del terrorismo transnazionale di estrema sinistra”. Inizialmente, a filtrare era stato un secco rifiuto dalla Farnesina, ma sotto l’impulso del premier Giorgia Meloni, l’Italia ha deciso di inviare un sottosegretario piuttosto che un ministro. Questa strategia, pensata per evitare un vuoto di rappresentanza eccessivo, ha aperto la porta a un nuovo giro di polemiche.
Il cambio di rotta ha innescato un dibattito acceso tra le forze politiche, con molti che vedono in questa decisione un chiaro segnale di preferenza della premier per il legame con gli Stati Uniti rispetto a una più forte collocazione europea. A esprimere questo malcontento è stato Enzo Amendola, ex ministro degli Affari Europei, che ha definito la missione “indecorosa”. La senatrice del M5s, Alessandra Maiorino, ha accusato Meloni di un “tentativo disperato” di riconquistare la fiducia del presidente americano, finendo così a sostenere un modello considerato “fascistoide”.
Sul tavolo dell’incontro organizzato da Marco Rubio, figura chiave nella politica statunitense, ci sono state questioni riguardanti gli Antifa, un argomento che ha rappresentato una delle fisse di Trump. Questi gruppi, spesso catalogati in modo variegato anche in Europa, non condividono una struttura unitaria. La definizione di “organizzazione terroristica interna”, utilizzata da Trump, non ha alcun riscontro nella legislazione europea. L’incontro ha suscitato ulteriori preoccupazioni, soprattutto considerando i criteri di invito e il corto preavviso, che hanno indotto molti governi a optare per una rappresentanza più cauta.
Il sottosegretario all’Interno della Lega, Nicola Molteni, è quindi il candidato prediletto per rappresentare l’Italia in questo contesto, ma questa scelta ha scatenato una nuova ondata di critiche. Alcuni esponenti politici hanno invocato una marcia indietro, mentre altri hanno messo in guardia da una possibile “caccia alle streghe ideologica”. Questo scenario si complica ulteriormente dal momento che le opposizioni continuano a sottolineare una presunta subalternità del governo italiano rispetto a Washington.