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Caso Biennale: Borgonzoni contro i ricatti dell’Ue sull’arte, opposizione divisa tra M5s e Pd

Nuove polemiche sul finanziamento della Biennale di Venezia

Il dibattito politico si riaccende

Il confronto politico torna in primo piano dopo che la Commissione europea ha annunciato il taglio dei fondi destinati alla Biennale di Venezia. La controversia è scaturita dalla decisione di riaprire il padiglione russo nell’ultima edizione dell’evento, una mossa che ha sollevato forti critiche e preoccupazioni. La Lega, sostenuta dalla sottosegretaria al ministero della Cultura Lucia Borgonzoni, ha espresso il proprio disappunto nei confronti di Bruxelles, considerata colpevole di una scelta illiberale, cercando alleanza con il Movimento 5 Stelle su questa delicata questione.

Fondamenti della decisione della Commissione

Sebbene l’Unione Europea debba ancora formalizzare la sua decisione, l’annuncio politico è stato già fatto. La vicepresidente della Commissione Henna Virkkunen ha comunicato su X che è stata inviata la raccomandazione all’Eacea, l’agenzia europea per la Cultura e l’Educazione, per sospendere i 2 milioni di euro di finanziamenti previsti per la Fondazione. La Biennale ha dichiarato di essere pronta a difendere la propria posizione in tutte le sedi competenti, ma attende un provvedimento formale prima di intraprendere ulteriori azioni.

Reazioni contrapposte e schieramenti politici

La decisione ha generato dibattiti accesi all’interno della maggioranza, con la Lega e Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Fondazione, che si sono opposti frontalmente. Anche il ministro Alessandro Giuli ha criticato la riapertura del padiglione russo, evidenziando il ritiro della giuria dall’esposizione. Dalla Lega, Borgonzoni ha definito le manovre dell’Unione Europea come “inaccettabili”, sostenendo che si tratta di un’ingerenza politica che danneggia il lavoro culturale a Venezia.

Il presidente del Consiglio regionale del Veneto, Luca Zaia, ha espresso il proprio supporto, affermando che “la cultura non si censura”. Al contrario, il Movimento 5 Stelle ha attaccato il governo, denunciando il “ricatto di Bruxelles”. Dall’altra parte, i rappresentanti del Partito Democratico hanno appoggiato l’azione dell’Unione Europea, definendo la risposta dei partiti di destra come una forma di nazionalismo inaccettabile e in favore della perpetuazione della cultura russa sotto regime.