
Alla vigilia di un’importante votazione, si racconta che Giorgia Meloni abbia inviato un monito ai suoi alleati. Secondo fonti interne al governo, la presidente del Consiglio ha lasciato intendere che, in caso di una sconfitta della maggioranza in un voto segreto riguardante le preferenze, sarebbe stata pronta a recarsi al Quirinale. Se questo messaggio rappresentava un tentativo estremo di mantenere l’unità, non ha avuto l’effetto sperato. La reale intenzione della premier potrebbe emergere nelle prossime ore, mentre la sua frustrazione appare evidente.
Dal Quirinale si osserva la situazione con una certa preoccupazione, anche se non si parla di una sconfitta del governo in sé, bensì della maggioranza. Sebbene la prassi non imponga automaticamente una crisi, il clima è teso e qualsiasi scenario è possibile, comprese elezioni anticipate. Meloni sottolinea la necessità di una “profonda riflessione” in questo contesto instabile.
Nonostante la grave situazione, quando la premier ha lasciato Palazzo Chigi, il suo entourage ha rassicurato che l’opzione di recarsi al Quirinale non era sulla tavola delle discussioni e che la priorità ora era “la responsabilità di governare”. Si rincorrevano voci di un vertice di maggioranza, ma gli esperti consigliano di evitare discussioni affrettate in momenti così delicati.
La riforma della legge elettorale è un obiettivo chiave per il centrodestra, e Meloni aveva investito molte energie nella reintroduzione delle preferenze, un tema a lei caro. Nonostante i tentativi di trovare un compromesso, emergono dubbi dopo delle tensioni in aula, soprattutto quando Meloni, mentre si trovava in missione in Qatar, aveva provocatoriamente sfidato le opposizioni a rinunciare al voto segreto.
Questa scelta ha portato a un’inaspettata debacle per la maggioranza, contribuendo a un clima politico già instabile. I calcoli preliminari indicano che circa 30 voti sono mancati, il che ha acceso l’ira della premier e generato ulteriori incertezze. Attualmente, non ci sono segnali evidenti di una decisione drastica, ma i pensieri all’interno del governo suggeriscono che un countdown è già iniziato, con un eventuale orizzonte elettorale fissato per ottobre.
Nel frattempo, il Viminale, come da consuetudine, si sta preparando per le prossime consultazioni con l’acquisto di 90mila boccette di inchiostro e 135mila matite copiative.