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Un altro giro di votazioni ha portato un nuovo colpo di scena nelle dinamiche politiche italiane, ma la sostanza per gli elettori rimane invariata. La Camera dei Deputati ha nuovamente espresso il proprio diniego alle preferenze, bocciando non solo la proposta del centrodestra, ma anche l’emendamento presentato da Futuro Nazionale. La maggioranza si è però mostrata di nuovo disunita, con Fratelli d’Italia (FdI) che ha votato per la prima volta insieme al gruppo di Roberto Vannacci, mentre Lega e Forza Italia hanno mantenuto la loro posizione contraria.
Il contrasto continua anche sul tema della parità di genere, con Elly Schlein che accusa il premier Giorgia Meloni di “tradire le donne in cambio di potere”. Malgrado le polemiche, la Camera ha approvato all’unanimità una misura che permette il voto per i fuorisede. Il percorso legislativo resta comunque avvincente, con la riforma che dovrà affrontare la prossima prova a Palazzo Madama, dove il voto avverrà ancora una volta in forma segreta.
Al mattino, si era diffusa la notizia che il relatore di maggioranza, Angelo Rossi di FdI, potesse cambiare il suo parere riguardo gli emendamenti ancora in discussione. Tale cambiamento avrebbe dato libertà di voto ai deputati meloniani, offrendo un’alternativa più spinta rispetto alla proposta precedente, respinta il giorno prima. “Abbiamo combattuto la nostra battaglia con trasparenza”, ha dichiarato il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani. Nonostante il fermento, le tempistiche per l’approvazione del testo rimangono fissate: dopo il via libera della Camera, il provvedimento passerà al Senato per l’esame in commissione.
Le opposizioni si preparano a combattere l’ultima battaglia, denunciando il tentativo della maggioranza di oscurare le dissonanze interne attraverso l’assenza di diretta televisiva. La segretaria del PD ha criticato la premier per aver “sacrificato le altre donne” nel perseguire il potere. Resta ora da vedere quale sarà il destino della riforma, con il cuore della legge che prevede un sistema proporzionale con premio di maggioranza per le liste che supereranno il 42% dei voti.