
Un anno fa, il 17 luglio, la comunità cristiana della Striscia di Gaza ha subito una perdita dolorosa. Tre persone, tra cui un parrocchiano e due donne, hanno perso la vita a seguito di un attacco aereo dell’IDF sulla chiesa della Sacra Famiglia. Padre Gabriel Romanelli, il parroco dell’unica chiesa cattolica della zona, definisce queste vittime “martiri”, sottolineando il loro sacrificio in un contesto di conflitto e sofferenza. Dopo il 7 ottobre e l’escalation della guerra in risposta all’attacco di Hamas, questa chiesa è diventata un simbolo di speranza e rifugio per la comunità cristiana.
La notizia del raid ha raggiunto rapidamente Papa Leone mentre si trovava a Castel Gandolfo, in compagnia di vescovi del Medio Oriente, impegnati in una discussione sulla situazione nella regione. La notizia dell’attacco ha lasciato inorriditi i leader mondiali, con la premier italiana Giorgia Meloni e il presidente francese Emmanuel Macron che hanno espresso la loro indignazione per la morte di civili. Anche l’ex presidente americano Donald Trump ha contattato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, il quale ha successivamente chiesto scusa al Papa, definendo l’accaduto un “errore” dell’esercito.
Oggi la situazione nella Striscia rimane critica. Con circa l’80% delle infrastrutture distrutte, la comunità affronta nuove sfide quotidiane. Padre Romanelli ha evidenziato l’emergenza legata al trasporto, fondamentale per garantire l’accesso scolastico ai bambini. Le strade impraticabili e i costi esorbitanti del carburante, che ora oscillano tra 500 e 700 dollari per litro, stanno rendendo impossibili gli spostamenti. Per far fronte a questa crisi, si stanno sviluppando forme di micro-trasporto comunitario, che includono anche mezzi di fortuna trainati da asini.
Nonostante le difficoltà, il parroco esprime ottimismo per il futuro: “Quest’estate i bambini partecipanti all’oratorio sono raddoppiati”, ha affermato con speranza, evidenziando la necessità di un ambiente sicuro e educativo. Con l’intenzione di riaprire la scuola parrocchiale a settembre, si prevede di accogliere circa mille bambini, offrendo loro un’opportunità di apprendimento e di crescita in un contesto segnato dalla guerra.