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La Lega intensifica la pressione sul caso Roggero
Il partito della Lega continua a tenere alta l’attenzione sul caso del gioielliere Mario Roggero, coinvolto in un episodio di legittima difesa che ha suscitato un ampio dibattito. Attraverso una serie di iniziative incisive, il partito ha annunciato il deposito di un disegno di legge, a prima firma di Claudio Borghi, che propone modifiche significative all’articolo 52 del codice penale. In sostanza, si intende stabilire la non punibilità di atti difensivi in risposta a aggressioni armate, sia che avvengano all’interno di un’abitazione sia in un negozio, e senza considerare la proporzionalità delle reazioni o la persistenza della minaccia.
Questa mossa legislativa potrebbe liberare Roggero, che ha agito al di fuori del suo negozio, da responsabilità penali in una situazione fino ad ora considerata in conflitto con le norme attuali. Borghi ha enfatizzato, attraverso i social, che se il provvedimento dovesse ricevere l’approvazione delle camere, il gioielliere potrebbe essere immediatamente scagionato, senza necessità di intervento presidenziale. La proposta ha sollevato però forti critiche dalle opposizioni e ha suscitato perplessità anche all’interno di Forza Italia, il cui capogruppo Enrico Costa ha avvertito dell’importanza di mantenere un approccio equilibrato nella legislazione, evitando di rispondere impulsivamente a eventi eclatanti.
Le reazioni all’iniziativa della Lega si sono fatte sentire, con il leader del M5S, Giuseppe Conte, che accusa la destra di cercare di capitalizzare politicamente su un caso complesso, confondendo le situazioni. Critiche arrivano anche da Osvaldo Napoli di Azione, che mette in discussione il trattamento speciale riservato a Roggero rispetto ad altri detenuti. L’idea che la magistratura possa essere utilizzata come strumento di propaganda politica è stata fortemente contestata da Angelo Bonelli di Avs, che avverte di come tali manovre possano portare a una giustizia “fai da te”.
Da parte sua, Matteo Salvini non sembra voler attenuare la sua campagna per accelerare il rilascio del gioielliere, sostenuto dalla premier Giorgia Meloni, che ha sollevato la questione della “proporzionalità della pena”. La Lega ha persino lanciato una petizione online che ha già raccolto oltre 120 mila firme, segno della crescente mobilitazione attorno alla questione. Tuttavia, il clima politico resta teso e apertamente divisivo, con l’ombra di un possibile utilizzo dell’argomento in vista delle prossime elezioni.