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La recente crisi migratoria a Ceuta ha scatenato una vivace discussione tra i leader europei, con l’unico punto concordato che c’è la necessità di una “risposta europea”. Le missive inviate a Bruxelles dal primo ministro spagnolo Pedro Sanchez e dalla premier italiana Giorgia Meloni, insieme ad altri 21 leader dell’UE, chiedono un incontro urgente dei ministri dell’Interno dei 27 stati membri per affrontare la situazione critica. Tuttavia, mentre entrambi i gruppi concordano sull’urgenza della questione, le loro richieste differiscono significativamente.
I 22 leader, di cui Meloni è il portavoce, insistono sulla necessità di “rafforzare atau reintrodurre temporaneamente” i controlli alle frontiere, un approccio che il governo spagnolo considera “imperdonabile” e guidato da politiche ignobili. Sanchez ha manifestato la sua preoccupazione per l’approccio asimmetrico dell’Italia, sottolineando l’importanza della responsabilità condivisa nella protezione delle frontiere esterne dell’Unione Europea. Questo si verifica mentre il numero dei migranti che tentano di attraversare il confine continua ad aumentare: il ritorno dei migranti in Marocco è in corso, con il triste bilancio di 84 morti in mare.
Meloni, insieme alla premier danese Mette Frederiksen, ha convocato altri 20 paesi per sostenere una posizione più rigorosa, chiedendo risposte rapide e coordinate dall’Unione Europea. Le tensioni sono amplificate dalla recente decisione della Spagna di adottare una regolarizzazione di massa, malvista da vari stati membri. I 22 leader, pur sottolineando il sostegno alla Spagna nel rimpatrio dei migranti, evidenziano come certe politiche possano creare fattori di attrazione per le migrazioni irregolari.
In questo contesto complesso, le posizioni del centrodestra italiano appaiono più forti, accusando il governo di Sanchez di avere un approccio irresponsabile nei confronti delle migrazioni. Mentre il governo statunitense ha persino alzato il livello di allerta per Ceuta a 3, suggerendo agli americani di riconsiderare i viaggi nella zona, l’UE si trova di fronte alla necessità di affrontare una crisi che sta toccando le fondamenta della cooperazione europea.