
Una nuova ricerca rivela che gli abissi marini non sono solo deserti silenziosi, ma piuttosto ambienti dinamici in cui i microrganismi giocano un ruolo cruciale nel ciclo del carbonio. Un team di scienziati dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale (OGS) e dell’Istituto per le Risorse Biologiche e le Biotecnologie Marine del CNR-Irbim ha scoperto che questi organismi, presenti nelle acque profonde del Mare di Ross in Antartide, sono in grado di fissare carbonio inorganico anche in assenza di luce.
Questa scoperta, pubblicata sulla rivista Communications Earth & Environment, è stata coordinata da Mauro Celussi dell’OGS e ha visto il contributo di diversi ricercatori del CNR-Irbim, inclusi Gian Marco Luna, Marco Basili e Grazia Marina Quero. Si tratta di un fenomeno che non era mai stato preso in considerazione nei bilanci di carbonio oceanico, ma che potrebbe avere implicazioni significative per la comprensione del ciclo globale del carbonio. La ricerca si basa su esperimenti di incubazione realizzati su campioni d’acqua prelevati a profondità variabili da 200 a 2000 metri durante le campagne oceanografiche a bordo della nave di ricerca R/V Italica, nell’ambito del progetto Pnra DEEPROSSS.
Secondo Celussi, nonostante il Mare di Ross sia considerato uno dei luoghi oceanici più produttivi al mondo e un’importante area di formazione di acque profonde, la vita microbica in queste zone rimane ancora poco esplorata. I ricercatori hanno scoperto che, sebbene le temperature siano estremamente basse, la fissazione del carbonio inorganico avviene a tassi simili a quelli riscontrati in altre importanti regioni oceaniche. Inoltre, il carbonio fissato negli abissi rappresenta circa il 5% della quantità annuale di CO₂ assorbita in questo mare, un dato che non può essere ignorato nei modelli di ciclocr />
Per Grazia Marina Quero, è fondamentale riconoscere il contributo attivo dei microrganismi presenti in questa parte fondamentale degli oceani: “Ignorare il loro ruolo potrebbe portare a una sottovalutazione della capacità complessiva degli oceani di assorbire CO₂”. Questo studio si propone quindi di ampliare la nostra comprensione dell’importanza delle profondità marine nel contesto del cambiamento climatico, cambiando il modo in cui consideriamo i processi di fissazione del carbonio.