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Milano, ex pm Siciliano ritira candidatura: “troppi attacchi e falsità” per le comunali 2027

Il passo indietro di Tiziana Siciliano

Tiziana Siciliano ha deciso di non candidarsi alle prossime elezioni comunali di Milano. La magistrata in pensione, che fino a poco tempo fa era procuratrice aggiunta e coordinava il pool che nel 2025 iscrisse il sindaco Beppe Sala nel registro degli indagati nell’ambito della maxi-inchiesta sull’urbanistica, ha spiegato di aver maturato questa scelta dopo giorni di riflessione.

In una dichiarazione rilasciata a Open, Siciliano ha raccontato di aver messo in conto le critiche tipiche di una campagna elettorale, anche quelle più dure. Tuttavia, a pesare davvero sono stati gli attacchi fondati su falsità e insinuazioni che, secondo lei, si sono intrecciati con la sua precedente esperienza da magistrata già dopo il semplice annuncio della disponibilità a candidarsi.

Una carriera segnata da casi importanti

Andata in pensione alla fine dello scorso anno, Siciliano ha seguito alcune delle inchieste più note e delicate degli ultimi anni. Tra queste ci sono il caso Ruby, il procedimento sulla clinica Santa Rita, poi soprannominata la “clinica degli orrori”, e il processo sul disastro ferroviario di Pioltello del 2018.

Nel suo percorso professionale rientrano anche il processo a Marco Cappato per il caso Dj Fabo e l’indagine sull’incendio nella Rsa Casa per coniugi. Negli ultimi mesi di attività, inoltre, aveva seguito anche le indagini sull’urbanistica che riguardavano il Comune di Milano.

Le ragioni della rinuncia

La candidatura di Siciliano era stata annunciata all’inizio dell’estate nella lista civica “Milano Libera”, promossa da Massimiliano Lisa. Una scelta che aveva immediatamente acceso il dibattito politico e mediatico, al punto da alimentare letture controverse sulla sua decisione.

Secondo la magistrata, alcuni avevano interpretato quella disponibilità come la conferma di una presunta ambizione politica coltivata già negli anni della sua attività in magistratura. Proprio per questo ha scelto di fare un passo indietro, per non trascinare l’istituzione in polemiche che definisce “malsane” e per proteggere il lavoro di chi continua a operare con imparzialità al servizio della collettività.

“Ho voluto preservare la Procura e i colleghi che vi hanno lavorato con serietà e impegno”, ha concluso, ribadendo il proprio legame morale con la magistratura, alla quale dice di appartenere ancora idealmente dopo quarant’anni di servizio.