
Dopo l’approvazione del decreto scuola in Consiglio dei ministri, il governo è al lavoro per definire le coperture economiche, mentre il testo non è ancora arrivato al Quirinale e potrebbe approdare al Capo dello Stato già lunedì. Nel frattempo, però, non mancano le polemiche. A sollevare le preoccupazioni maggiori è stato il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, che ha espresso dubbi sul tetto percentuale agli studenti stranieri: in alcune aree della città, ha spiegato, la presenza di figli di immigrati supera già il 30% e questo potrebbe portare persino alla chiusura di alcune classi o scuole.
Critiche sono arrivate anche da Gaetano Manfredi, presidente dell’Anci e sindaco di Napoli, secondo cui su temi così sensibili serve prudenza, tenendo conto della complessità del Paese e delle realtà locali. Sulla stessa linea diversi sindacati, che ritengono insufficiente affidare l’integrazione solo a limiti numerici: servono, invece, docenti formati, mediatori culturali stabili e risorse certe. Più cauti i dirigenti scolastici, che parlano di norme ispirate al buon senso ma invitano ad attendere la prova dei fatti nell’applicazione concreta.
Non si fermano nemmeno le proteste degli studenti, che definiscono il provvedimento un “decreto del razzismo” e hanno annunciato mobilitazioni in tutta Italia. Intanto, una nuova bozza del testo ha alimentato ulteriori discussioni sul possibile uso di burqa e niqab a scuola, ma dal ministero dell’Istruzione è arrivata una smentita: nessuna modifica sostanziale, il divieto di mascheramento del volto resterebbe fermo, con le sole eccezioni previste.
Anche sul piano pratico emergono dubbi: secondo Assoutenti, il limite del 30% rischia di tradursi in costi aggiuntivi per le famiglie, tra spostamenti più lunghi e spese di trasporto. Per molte persone, insomma, il decreto apre più interrogativi che certezze.