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La Corte d’Assise di Vicenza ha inflitto 28 anni e 6 mesi di reclusione a Paola Pettinà, la donna accusata di aver ucciso due persone e di aver tentato di ucciderne altre tre. Secondo l’accusa, i delitti sarebbero stati commessi attraverso la somministrazione di psicofarmaci ai pensionati di cui si prendeva cura e al suo ex compagno. La sentenza è arrivata al termine del processo di primo grado.
Nel corso del dibattimento, la Procura aveva chiesto una pena ancora più severa: l’ergastolo. I giudici, però, hanno stabilito una condanna inferiore rispetto alla richiesta dell’accusa, riconoscendo comunque la gravità dei fatti contestati. La vicenda ha suscitato forte impressione per il contesto in cui sarebbero avvenuti gli episodi, ossia all’interno di relazioni di assistenza e fiducia.
Pettinà, 47 anni, era assistita in giudizio dall’avvocato Roberto Busa. Durante l’udienza, la donna ha rivolto parole di scuse, dichiarando di essere consapevole di aver provocato dolore e sofferenza. Un passaggio che ha segnato il processo, pur senza modificare l’esito finale deciso dalla Corte.
I fatti contestati hanno colpito l’opinione pubblica per la loro particolare crudeltà e per il ruolo della donna, che avrebbe approfittato della fragilità delle persone seguite. L’esito del primo grado rappresenta ora un punto fermo importante, in attesa di eventuali sviluppi nei successivi passaggi giudiziari. Per il momento, resta una condanna pesante che chiude una delle pagine più controverse arrivate davanti al tribunale vicentino.