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Canone Rai al vaglio della maggioranza: ipotesi taglio e risorse per l’emendamento alla riforma Rai

Il canone Rai torna al centro del dibattito

Riapre la discussione su un possibile taglio del canone Rai, anche se per ora si tratta soltanto di una facoltà prevista per il governo. Dopo vari tentativi andati a vuoto, la maggioranza ha ripreso in mano il tema con un emendamento alla riforma della Rai, attualmente in esame al Senato. La proposta, firmata dai relatori Claudio Fazzone e Roberto Rosso di Forza Italia, prevede che i fondi destinati al servizio pubblico possano arrivare sia dal canone sia da altre forme di finanziamento.

Compensazioni e dubbi sull’indipendenza

Nel testo viene però chiarito che, se il canone dovesse essere ridotto, dovrà essere trovata una compensazione equivalente. In altre parole, ogni diminuzione dovrà essere bilanciata da altre risorse pubbliche. Secondo l’opposizione, questa impostazione rischia di entrare in conflitto con il Media Freedom Act, che richiede per i media pubblici fondi adeguati, stabili e prevedibili. Anche alcuni consiglieri Rai avvertono che un meccanismo simile potrebbe rendere il finanziamento dell’azienda più esposto alle decisioni politiche.

Le reazioni politiche e il nodo della Vigilanza

La Lega accoglie con favore l’iniziativa, rivendicando da tempo la battaglia per la riduzione del canone. Di segno opposto il giudizio di Barbara Floridia, che parla apertamente di un “trucco”, sostenendo che alla fine a pagare sarebbero comunque i cittadini. Sullo sfondo resta anche la crisi della Commissione di Vigilanza Rai, paralizzata dalle dimissioni dei suoi membri. Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha annunciato che proverà a nominare nuovi componenti, ma senza un’intesa tra maggioranza e opposizione difficilmente si sbloccherà davvero l’iter della riforma.

Una riforma legata ai tempi politici

La maggioranza punta ad approvare definitivamente la riforma entro fine anno, così da arrivare al rinnovo del consiglio di amministrazione Rai prima della fine della legislatura. Tuttavia, senza una bicamerale pienamente operativa, il percorso rischia di rallentare ancora. L’opposizione avverte che, senza un accordo più ampio, il progetto potrebbe tradursi nell’ennesimo rinvio, lasciando aperta la questione dell’autonomia del servizio pubblico.