
Per il centrosinistra, questa volta, una data c’è davvero. Anche se in passato erano già circolate ipotesi simili, poi puntualmente sfumate, ora a rilanciare l’idea è stato il leader del M5s, Giuseppe Conte. Secondo la sua impostazione, dopo l’approvazione della legge elettorale diventa quasi inevitabile passare dalle primarie. Prima, però, serve mettere ordine nel programma comune.
Conte ha spiegato che il Movimento ha già concluso il proprio percorso il 20 settembre, mentre il 18 Avs presenterà la sua proposta e, negli stessi giorni, Elly Schlein guiderà l’assemblea del Pd. “Un attimo dopo ritroviamoci”, ha detto in sostanza, aggiungendo che il confronto dovrà servire a costruire una piattaforma condivisa prima di arrivare alle primarie, senza attendere i tempi della Corte costituzionale.
Nel Pd, però, l’urgenza è minore. La convinzione è che manchino ancora diversi mesi al voto e che ci sia tempo sufficiente per fare le cose con calma. Nel frattempo, nel cosiddetto campo largo si è aperto anche un altro dibattito: chi avrebbe chiuso la strada all’ipotesi di una candidatura diversa da quella di Schlein o Conte?
Conte ha ribadito che la segretaria dem ha pieno titolo per candidarsi. Ha anche ricordato di averle proposto, in un incontro rimasto riservato, un passo indietro reciproco per evitare lo scontro delle primarie. La proposta, però, non è stata accolta.
Giornata di chiarimenti anche sul fronte di Avs. Il pranzo alla Camera tra Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni aveva lasciato qualche tensione, ma i contatti successivi hanno contribuito a stemperare il clima. Bonelli ha precisato che la sua posizione non è contro Schlein, bensì nasce dalla preoccupazione che le primarie possano accentuare le differenze invece di ricomporle.
Per Avs, il punto centrale resta il programma. Bonelli immagina tempi più lunghi rispetto a quelli auspicati da Conte e sottolinea che il lavoro potrà partire solo quando si chiarirà anche l’area di centro. In ogni caso, precisa, non ci sono veti personali, ma solo condizioni politiche e programmatiche da definire con precisione.
Il confronto nel campo largo, insomma, resta delicato. L’attenzione per ogni passaggio in Aula e per ogni gesto tra i leader dimostra quanto l’equilibrio sia fragile. Alla fine, ciascuno ha sostenuto il proprio riferimento politico. Conte, però, ha voluto chiudere con un segnale distensivo: “Ho ascoltato e applaudito Schlein”. Un dettaglio che racconta bene una coalizione ancora in cerca di una sintesi vera.