
Il terremoto politico dopo il referendum: dimissioni facoltative in Giustizia
Il governo ha subito un forte scossone dopo i risultati del referendum, portando alle dimissioni dei due importanti membri del Ministero della Giustizia. Il sottosegretario Andrea Delmastro e la capo gabinetto Giusi Bartolozzi hanno rassegnato le loro dimissioni in risposta alle richieste della premier Giorgia Meloni. La situazione si fa tesa anche per Daniela Santanchè, ministro del Turismo, che al momento sembra resistere nonostante le pressioni per un passo indietro.
In un comunicato diramato da Palazzo Chigi, Meloni ha espresso apprezzamento per il lavoro svolto da Delmastro e Bartolozzi, ma ha lanciato una frecciatina diretta a Santanchè, auspicando che anche lei prenda una decisione simile in tema di responsabilità. La pressione su Santanchè è alimentata dalla presenza di un processo a suo carico per presunto falso in bilancio e altre indagini relative alla sua attività imprenditoriale.
Queste dimissioni portano a cinque i cambiamenti tra i membri del governo dopo il referendum. Solo il sottosegretario alla Cultura, Vittorio Sgarbi, non proviene da Fratelli d’Italia, il partito che ha subito le conseguenze di questo terremoto politico. I motivi delle dimissioni di Delmastro comprendono relazioni discutibili di affari e la gestione di comunicazione della campagna referendaria da parte di Bartolozzi, culminata in frasi inopportune rilasciate in un’intervista.
L’eco delle dimissioni ha sollevato interrogativi in Parlamento, dove le opposizioni hanno applaudito alle decisioni assunte, ma hanno sottolineato che sarebbero arrivate tardi. Alcuni esponenti, come Giuseppe Conte, si sono chiesti se questa ondata di cambiamenti toccherà anche Santanchè, mentre lo stesso Riccardo Magi ha messo in discussione la permanenza del ministro della Giustizia Carlo Nordio, chiedendo un chiarimento sulla responsabilità di un governo in crisi.