
Il disegno di legge concepito per combattere l’antisemitismo ha suscitato un acceso dibattito nell’Aula del Senato, dove è stato approvato con 105 voti favorevoli, 24 contrari e 21 astenuti. Il testo, che ora passerà alla Camera, non ha raggiunto l’unanimità, un’esito ampiamente previsto. Questo disegno è stato modificato rispetto alla versione originale proposta dalla Lega, escludendo il divieto di manifestazioni e le sanzioni penali.
Le opposizioni si spaccano: Avs e il Movimento 5 Stelle si oppongono, mentre nel Partito Democratico emergono divisioni interne. Tra i 36 senatori del Pd, ben 21 si sono astenuti, mentre solo 6 hanno dato il loro consenso. A sostenere il provvedimento sono stati i cosiddetti riformisti dem, capitanati da Graziano Delrio, il quale aveva presentato una proposta simile, ben lontana però dal consenso dei vertici del partito. Anche Italia Viva, Action e alcuni senatori delle Autonomie hanno votato a favore, ma l’auspicio di Liliana Segre per un’ampia convergenza è rimasto inascoltato, alimentando il conflitto in Aula.
Il fulcro dello scontro risiede nella definizione di antisemitismo adottata, che si basa sugli indicatori dell’International Holocaust Remembrance Alliance (Ihra). Questa definizione è accusata da alcuni, tra cui il Pd, Avs e M5s, di rischiare di stigmatizzare le critiche al governo israeliano come antisemitismo. Peppe De Cristofaro di Avs ha definito questa definizione “generica e unilaterale”, citando eventi come il divieto a una conferenza stampa a Oxford. Il Pd sottolinea l’ambiguità di questa definizione e ha tentato, attraverso un emendamento presentato dal capogruppo Francesco Boccia, di eliminarne il riferimento agli indicatori dell’Ihra, ma tale proposta è stata respinta. Per il centrodestra, questi indicatori sono fondamentali per non compromettere il contenuto della legge.
Il clima in aula è teso e i battibecchi tra le diverse fazioni continuano a infiammare il dibattito. Non si placano le polemiche riguardo alla responsabilità della mancata unanimità, con i riformisti del Pd che cerca di distaccarsi dalle loro divergenze interne. Delrio ha infine sottolineato l’importanza di affrontare la questione dell’antisemitismo in modo serio e coraggioso, rompendo un silenzio che si è protratto troppo a lungo.