
Il recente intervento del governo sulla scuola ha acceso un acceso dibattito tra le Regioni italiane. I direttori degli Uffici scolastici regionali avranno il compito di eseguire le misure di dimensionamento scolastico, che avrebbero dovuto essere attuate dalle Regioni considerate “ribelli”, ossia Sardegna, Emilia Romagna, Toscana ed Umbria. Queste ultime, infatti, sono state commissariate per la loro resistenza. Una riunione al ministero dell’Istruzione è stata convocata per discutere la situazione, mentre le critiche continuano a rincorrersi.
Le segreterie regionali del Partito Democratico (Pd) di Umbria, Emilia Romagna, Toscana e Sardegna non hanno esitato a definire l’operazione governativa come un atto di “estrema gravità”, accusando il governo di forzare l’autonomia regionale e di ledere il diritto alla scuola pubblica. Elisabetta Piccolotti di Avs ha espresso solidarietà verso le Regioni compromesse, affermando che la chiusura di segreterie e la diminuzione del numero dei dirigenti scolastici è una “strategia malsana”.
Secondo i dati forniti dal sindacato Anief, il numero dei dirigenti scolastici è drasticamente diminuito negli ultimi quindici anni, passando da 12.000 a poco più di 7.000. Marcello Pacifico, presidente di Anief, avverte che sarà necessario rivedere tali norme se si desidera considerare la scuola come un presidio di legalità. Le opinioni delle organizzazioni sindacali, come Flc Cgil e Cisl scuola, concordano nel ritenere la decisione del governo “gravissima”, avvertendo che circa 700 istituzioni scolastiche saranno soppresse, con conseguente perdita di 1.400 posti di lavoro tra dirigenti e personale amministrativo.
Il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, ha commentato che accorpare istituti per ridurre il numero dei dirigenti rappresenta una strada sbagliata. La Sardegna, intanto, è pronta a opporsi alle decisioni di Roma, mentre la governatrice dell’Umbria, Stefania Proietti, ha chiesto una revisione dei dati reali, sottolineando che l’Umbria è l’unica Regione a non aver ricevuto chiarimenti sulla ridistribuzione delle autonomie.