
La Procura della Repubblica di Matera ha nuovamente respinto l’istanza di riapertura delle indagini relativa al caso di Luca Orioli, proposta il 26 novembre scorso dalla madre, Olimpia Margherita Fuina. Questa richiesta si basa su un dato innegabile: attualmente, la scienza forense dispone di tecnologie avanzate che non esistevano al momento della morte dei due giovani, avvenuta il 23 marzo 1988 nella villetta di Marirosa Andreotta a Policoro.
L’avvocato Antonio Fiumefreddo, legale della famiglia Orioli, ha sottolineato come nel provvedimento di rigetto la Procura continui a definire “granitica” la certezza che la morte dei giovani sia stata accidentale, causata da inalazione di CO2. Secondo l’avvocato, i dubbi sollevati sulla scena del ritrovamento e su una possibile manipolazione degli indumenti non sembrerebbero sufficienti a mettere in discussione tale “verità”. Fiumefreddo ha evidenziato come questa affermazione risulti più un dogma che un rigoroso accertamento, considerando che l’idea di un duplice omicidio è stata supportata da autorevoli ricerche tecniche e anche da figure istituzionali, come l’ex magistrato Luigi De Magistris.
Fiumefreddo ha specificato che l’istanza richiedeva principalmente un esame attuale e concreto degli indumenti indossati dalle vittime, richiamando l’attenzione sulle moderne tecniche di genetica forense, capaci di rintracciare anche tracce biologiche minime, impossibili da individuare in passato. Nonostante la risposta negativa della Procura, la famiglia non intende arrendersi. “Continueremo a lottare, insieme a Olimpia, per intraprendere tutte le azioni legali possibili previste dal nostro Ordinamento per chi cerca giustizia. Ci rivolgeremo anche al ministro della Giustizia”, ha concluso il legale.