
Le recenti dimissioni di Guido Scorza dal Collegio del Garante per la Privacy, indagato per peculato e corruzione, hanno scosso l’atmosfera all’interno dell’Autorità. Il presidente Pasquale Stanzione, la vicepresidente Ginevra Cerrina Feroni e Agostino Ghiglia dichiarano di aver sempre operato “in piena trasparenza e correttezza”, malgrado l’emergere di inchieste che sollevano dubbi sulle spese sostenute dai membri dell’Autorità stessa.
La trasmissione Report ha recentemente riportato dettagli su una bozza di regolamento sui rimborsi, già esistente nel 2021, ma mai ufficialmente approvata. Questo documento stabiliva limiti di spesa per le notti in hotel e per i pasti, non superando rispettivamente i 190 euro e i 100 euro al giorno. Tuttavia, senza un’approvazione formale, membri come Cerrina Feroni sono riusciti a prenotare camere in hotel di lusso a costi decisamente elevati, come 600 euro a notte, mentre Ghiglia ha speso 462 euro per un’unica cena.
Le opposizioni non perdono tempo e chiedono un totale azzeramento del Collegio, sostenendo che la credibilità dell’Autorità sia compromessa. Alcuni esponenti, come la senatrice del M5S Barbara Floridia, si augurano che altri membri seguano l’esempio di Scorza. Dal canto suo, il PD avverte della necessità di rivedere le norme che regolano le autorità, auspicando un meccanismo di revoca e nuove procedure di nomina. La situazione si complica ulteriormente, poiché la maggioranza, rappresentata dalla premier Giorgia Meloni, si è tenuta distante dalle richieste di dimissioni, confermando la fiducia nella magistratura incaricata di condurre le indagini.