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Garlasco: il PM non autorizzò Garofano a entrare in casa Poggi—“Marino aveva già il DNA di Chiara”

Garofano e i sopralluoghi a Garlasco

Quando guidava i Ris di Parma, Luciano Garofano chiese di assistere come osservatore a due sopralluoghi molto delicati nella villetta di Garlasco, dove poche settimane prima era stata uccisa Chiara Poggi. La richiesta, però, non venne accolta dalla pm di Vigevano Rosa Muscio, allora responsabile dell’inchiesta insieme al procuratore Alfonso Lauro. Il dettaglio emerge dalla documentazione raccolta dai magistrati di Pavia nell’indagine parallela sul lavoro svolto dal reparto investigativo, affiancata al fascicolo appena archiviato nei confronti di Andrea Sempio.

I dubbi sui rilievi e sul Dna

Dagli atti affiorano diversi punti ancora da chiarire. In particolare, durante l’audizione del 10 settembre, i pm hanno chiesto al capitano del Ris Alberto Marino perché fosse stato utilizzato un cucchiaino trovato nella villetta per ricavare il Dna di Chiara, invece di un campione prelevato dal cadavere. Marino ha spiegato che forse quel materiale non era stato inviato o che mancava un confronto diretto, ma un verbale del 4 settembre 2007, firmato proprio da lui, cita invece il prelievo del sangue della vittima come campione disponibile. Una discrepanza che ha aperto nuovi interrogativi.

Le richieste della difesa e lo scontro sull’indagine

Tra le carte depositate compaiono anche due mail con cui Garofano domandava di partecipare ai rilievi: la prima del 3 settembre 2007, la seconda dell’8 settembre. Su quest’ultima arrivò il no netto della pm Muscio, che richiamò il fatto che si trattava di accertamenti tecnici irripetibili e che potevano prendere parte solo difensori e consulenti autorizzati. La difesa di allora si oppose, minacciando di contestare la validità delle operazioni.

Il fronte Stasi e le nuove mosse di Sempio

Intanto, gli attuali legali di Alberto Stasi sembrano puntare a mettere in discussione l’impianto dell’indagine, anche in vista di un possibile nuovo tentativo di revisione. Tra i materiali richiesti ci sono approfondimenti sul dispenser del sapone della villetta e sulle fotografie del luminol test eseguito sull’auto usata da Stasi nel 2007. Sullo sfondo resta anche la posizione di Andrea Sempio, che insieme ai suoi difensori valuterà nei prossimi giorni quali memorie depositare. Lui, in tv, ha parlato di paura di essere vittima di un errore e ha definito “follia” quanto accaduto negli ultimi due anni.