
Con la fine del taglio fiscale, il prezzo del gasolio ha ripreso a correre e ha raggiunto quota 2,261 euro al litro. In parallelo, la benzina ha invece segnato un lieve calo, attestandosi in media a 2,040 euro nella modalità self service. A pesare soprattutto sul diesel sono stati i piccoli operatori, le cosiddette “pompe bianche”, che non dispongono della stessa capacità commerciale dei grandi gruppi e viaggiano su prezzi medi più alti.
Di fronte ai nuovi rincari, la premier Giorgia Meloni ha ribadito la disponibilità del governo a intervenire ancora con il meccanismo delle accise mobili. Palazzo Chigi dispone ancora di circa 170 milioni di euro destinati a questo strumento, ma l’esecutivo sta valutando se usarli subito oppure conservarli per un eventuale peggioramento della situazione. Meloni ha anche invitato le compagnie a rispettare il price cap, sottolineando la necessità di mantenere i listini entro livelli sostenibili.
In controtendenza rispetto al mercato, Eni ha ridotto di 4 centesimi il prezzo del proprio gasolio, portandolo a 2,21 euro al litro. Secondo gli analisti di settore, si tratta di una scelta commerciale legata al calo delle quotazioni internazionali dei prodotti raffinati. Intanto in Europa torna centrale il dibattito sulla tassazione degli extraprofitti delle società energetiche: diversi governi spingono per misure straordinarie, considerate necessarie per proteggere famiglie e imprese dall’aumento del costo della vita.
Il caro energia continua a preoccupare anche il mondo produttivo. Assoaeroporti segnala che il jet fuel incide pesantemente sui costi del settore, mentre Confindustria Ceramiche parla di effetti devastanti per molte aziende. Sul piano politico, la segretaria del Pd Elly Schlein accusa il governo di non aver fatto abbastanza e rilancia la proposta di tassare gli extraprofitti e riattivare le accise mobili per alleggerire la pressione sui consumatori.