
Scintille al Ministero della Cultura: nuovi licenziamenti in arrivo
Un ulteriore colpo di scena scuote il Ministero della Cultura, teatro di molteplici eventi tumultuosi durante l’attuale legislatura. Dopo le dimissioni dell’ex sottosegretario Vittorio Sgarbi e del precedente ministro Gennaro Sangiuliano, ora è il turno di un profondo rinnovamento nei vertici dello staff del ministro Alessandro Giuli. Come riportato da Corriere.it, sono in preparazione decreti di revoca per Emanuele Merlino, che dirige la segreteria tecnica del Mic e risulta molto vicino al sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, e per Elena Proietti, responsabile della segreteria personale del ministro.
Le ragioni della decisione risiederebbero nella criticità nella gestione dei fondi per un documentario dedicato a Giulio Regeni, la cui produzione ha visto negata la richiesta di finanziamento da parte del ministero. L’opposizione insiste sul fatto che questo episodio rappresenti un regolamento di conti interno nel partito di governo, Fratelli d’Italia, alimentato da tensioni riguardo alla presenza della Russia alla Biennale, unitamente al recente licenziamento di Beatrice Venezi dalla direzione della Fenice. Sebbene non ci siano conferme ufficiali, Giuli avrebbe praticamente azzerato il suo staff. La gestione dei fondi per il documentario, giudicata “inaccettabile” dal ministro, rimane un nodo cruciale nella vicenda.
Il documentario, dal titolo “Giulio Regeni – Tutto il male del mondo”, diretto da Simone Manetti, è uscito a dieci anni dall’omicidio del ricercatore avvenuto nel febbraio 2016 e offre una ricostruzione del suo rapimento e della successiva tortura, basandosi su testimonianze dirette. Per incentivare la sua diffusione, la Fondazione Musica per Roma ha organizzato una proiezione gratuita il 18 maggio all’Auditorium.
Un’altra motivazione per il licenziamento di Proietti, figura di spicco di Fratelli d’Italia in Umbria, è legata alla sua assenza durante una missione del ministro a New York. Questo terremoto politico si inserisce in un contesto di tensioni interne al governo, evidenziato dalle parole di Sandro Ruotolo del Partito Democratico, che parla di frizioni e scontri tra le diverse correnti all’interno della destra.