
La riforma della legge elettorale prosegue il suo cammino alla Camera, dove il governo ha ottenuto i primi due voti di fiducia, chiusi con 226 e 227 sì. Un passaggio che conferma la tenuta della maggioranza, chiamata a sostenere le modifiche arrivate da Palazzo Madama su due punti centrali del provvedimento: l’introduzione delle preferenze per Camera e Senato e il cambiamento nelle regole per la raccolta delle firme.
Dal centrosinistra arrivano critiche durissime, con l’ipotesi di un ricorso alla Corte costituzionale già messa in conto. In Aula lo scontro si è acceso anche sull’uso della fiducia, contestato dalle opposizioni come un forzatura del confronto parlamentare. La deputata di Azione Elena Bonetti ha parlato di un tentativo di escludere le donne dal Parlamento, mentre la capogruppo dem Chiara Braga ha definito la riforma un colpo contro le prerogative dell’assemblea.
Resta aperto anche il fronte delle firme digitali. Il leader di +Europa, Riccardo Magi, giunto al settimo giorno di sciopero della fame, ha annunciato di voler continuare la protesta nonostante un messaggio di Giorgia Meloni con richieste sulle sue condizioni di salute. Magi e altri esponenti del centrosinistra chiedono che venga introdotta la possibilità di sottoscrivere le liste online, sul modello del referendum.
Lo sguardo è già puntato a giovedì, quando si passerà al voto segreto. La maggioranza, finora, ha dato prova di compattezza, con pochissime assenze e una presenza significativa anche in Aula, dove alcuni deputati sono arrivati persino con le stampelle. Nel centrodestra non mancano però dubbi e timori sul voto anticipato e sull’eventuale election day. Intanto, nel campo largo, Conte spinge per accelerare sulle primarie, mentre resta alta la tensione politica anche fuori dal Parlamento.