
Matteo Salvini ha dichiarato chiaramente che “chi ha agito in Iran ha fatto bene”, sostenendo che “è sempre preferibile la via della diplomazia”. Tuttavia, ha aggiunto che in certi casi la diplomazia deve essere accompagnata da ulteriori misure. Antonio Tajani ha messo in evidenza come l’atteggiamento inflessibile di Teheran abbia generato una reazione dalla comunità internazionale, in particolare da Israele e Stati Uniti, che percepiscono un rischio per la loro sicurezza. Secondo il governo, l’eventualità di un conflitto non è mai auspicabile, ma ha origine dalla decisione del regime iraniano di mantenere il programma nucleare e il potenziamento delle proprie capacità missilistiche a lungo raggio.
Le fonti governative indicano che il Paese si trova attualmente in una “fase di osservazione”. Giorgia Meloni ha avuto una giornata intensa di colloqui con leader internazionali e prevede di aggiornare il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sugli sviluppi e sui contatti avuti. Nel contesto di tensione, il ministro della Difesa Guido Crosetto è rimasto bloccato a Dubai, mentre Palazzo Chigi ha espresso solidarietà ai Paesi del Golfo colpiti dagli attacchi. Al momento, il governo sta monitorando la situazione e sarà necessario tempo per capire come evolverà l’operazione intrapresa da Donald Trump e Benjamin Netanyahu, con cui non ci sono stati contatti ufficiali comunicati.
Nel frattempo, le opposizioni hanno sollevato critiche nei confronti dell’esecutivo. Elly Schlein ha sottolineato che “il governo non può limitarsi a seguire le direttive degli Stati Uniti senza compromettere il proprio ruolo diplomatico”. Giuseppe Conte ha aggiunto che la mancanza di comunicazione con la Casa Bianca mette a rischio la sicurezza dell’Italia, e Matteo Renzi ha affermato che il governo italiano non conta nulla nella scena internazionale. Nonostante l’assenza di coinvolgimento diretto, il governo italiano ha pertanto invitato i cittadini a esercitare cautela e a seguire le indicazioni ufficiali, considerando i potenziali effetti economici negativi derivanti dalla chiusura dello Stretto di Hormuz. La situazione è considerata precaria e gli sviluppi futuri rimangono incerti.