
Le università irachene si sono trasformate nuovamente in epicentri di manifestazioni. Hasti Diyè, una quarantenne residente a Teheran, ha condiviso con l’ANSA la difficile realtà che vive quotidianamente. Sua sorella, docente all’università, è in solidarietà con gli studenti, i quali si trovano in una situazione estremamente rischiosa. Le autorità, nel frattempo, hanno avvertito che la continuazione delle proteste potrebbe portare a uccisioni di massa tra i dimostranti.
“La situazione è surreale”, commenta Hasti, descrivendo una vita segnata dalla paura costante e dall’attesa di eventi drammatici. Ogni giorno sembra portare con sé la possibilità di una nuova escalation di violenza, in un continuo ciclo di intensificazione e attenuazione delle notizie legate alla guerra e alle manifestazioni. “L’atmosfera è così pesante che è difficile da spiegare”, aggiunge, sottolineando la tensione pervasiva nel paese.
Il cognato di Hasti, un medico, ha dovuto affrontare scene strazianti in sala operatoria, dove ha visto morire molti pazienti a causa di ferite da arma da fuoco. La situazione è ulteriormente aggravata dalle recenti arresti di medici che hanno tentato di soccorrere i feriti. Tra di loro c’è un amico molto caro di mio cognato, attualmente accusato di “inimicizia contro Dio”, rischiando così l’esecuzione. La paura e l’incertezza regnano sovrane, rivelando un quadro allarmante di repressione e violenza nel cuore di un movimento di protesta sempre più rischio.