
L’Italia è stata ufficialmente indirizzata all’Assemblea degli Stati parte dello Statuto di Roma della Corte penale internazionale (Cpi) in merito al caso del generale Almasri. Questa decisione, presa dai giudici della Camera preliminare della Cpi, rappresenta un ulteriore elemento critico per il governo italiano, che dovrà affrontare le implicazioni di tale deferimento durante la prossima riunione dell’Assemblea, attesa per dicembre.
Questa situazione segna una nuova sfida per l’esecutivo, accreditato di aver gestito in modo controverso la questione del comandante libico. Inizialmente, si era parlato anche di un possibile deferimento al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, un evento che avrebbe potuto causare un danno significativo alla reputazione del governo italiano. I giudici de L’Aia contestano infatti all’Italia di non aver onorato gli obblighi internazionali, in quanto non è stato eseguito l’ordine di arresto e di consegna del generale accusato di responsabili di crimini contro l’umanità.
Almasri era stato catturato a Torino il 19 gennaio dello scorso anno, ma è stato rilasciato e rimpatriato in Libia solo due giorni dopo. Tra i tre membri della Camera preliminare, uno si è espresso contro il deferimento, evidenziando una divisione interna tra i giudici. Il governo italiano aveva già comunicato alla Cpi, tramite un documento del 31 ottobre, l’intenzione di rivedere le normative sulla cooperazione con la Corte, al fine di evitare simili imbarazzi in futuro. L’ufficio del governo ha inoltre giustificato il rimpatrio del generale con motivi di sicurezza nazionale.
La Camera penale ha deciso di deferire il caso all’Assemblea, trascinando la questione in una lunga discussione fino al dicembre prossimo, evidenziando la complessità della situazione. Sul fronte interno, invece, la Camera ha rigettato le richieste di autorizzazione a procedere contro i ministri Nordio e Piantedosi e il sottosegretario Mantovano, chiudendo il procedimento a loro carico. Tuttavia, resta aperta l’indagine sulla capa di Gabinetto Giusi Bartolozzi, accusata di aver rilasciato false dichiarazioni. La maggioranza intende portare la questione davanti alla Corte Costituzionale per risolvere un possibile conflitto di attribuzione con il Tribunale dei ministri e la Procura di Roma.