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Lavitola al gip: “Ho chiesto di colpire la villetta di Ranucci, ma il rifugio è stato solo un avvertimento” – La Procura di Roma contro i domiciliari

Lavitola ammette: sono il mandante dell’attentato a Ranucci

Valter Lavitola ha recentementemente rivelato di essere il mandante di un’aggressione nei confronti del giornalista Sigfrido Ranucci, conduttore del programma ‘Report’. Secondo le informazioni emerse, Lavitola avrebbe pianificato l’azione non mediante un ordigno esplosivo ma piuttosto tramite “quattro o cinque colpi di pistola verso il muro” della sua abitazione di Pomezia, un comune nei pressi di Roma. Questa strategia, come riportato dal gip, è stata descritta da Lavitola stesso come avente un “valore dimostrativo”.

Richiesta di domiciliari respinta dalla Procura

Alla luce di queste ammissioni, la Procura di Roma ha intenzione di esprimere un parere negativo riguardo alla richiesta di domiciliari presentata dal legale di Lavitola, l’avvocato Sergio Cola, dopo che il suo assistito ha confessato la sua responsabilità. Durante l’interrogatorio di garanzia, Lavitola ha dichiarato di aver agito per il “bene” di Ranucci. Cola ha sostenuto che la sua ammissione e il presunto collaborativa con le autorità dovrebbero essere presi in considerazione, affermando anche che attualmente non ci sarebbe rischio di inquinamento probatorio o di fuga.

Reazioni politiche all’aggressione

Questa complicata vicenda ha suscitato un forte clamore anche a livello politico. Il leader della Lega, Matteo Salvini, ha chiesto che la Rai sospenda ogni collaborazione con il conduttore Sigfrido Ranucci, definendo l’intera situazione come “torbida”. Le dichiarazioni di Lavitola e la gravità dell’attentato progettato hanno acceso intensi dibattiti sulla sicurezza e sulle indagini in corso, con molti che chiedono un chiarimento definitivo sulle motivazioni che hanno portato a tali gesti filmici. La situazione rimane in evoluzione, con le autorità che continuano a investigare.