
Il centrodestra accelera sulla riforma della legge elettorale
Il centrodestra continua a premere sull’acceleratore per la riforma della legge elettorale. Secondo diverse fonti interne, non è esclusa la possibilità di ottenere il voto favorevole del Senato prima della pausa estiva. Dopo la pianificazione della discussione alla Camera per il 26 giugno, ci sono buone chances che, previa calendarizzazione e consenso, i tempi possano essere contingentati anche nel mese di luglio.
Alcuni segnali evidenziano l’intenzione di coinvolgere le opposizioni. In un recente incontro a Palazzo Madama, il presidente del Senato Ignazio La Russa ha cercato di sondare i capigruppo di maggioranza e opposizione sulle possibili modifiche al testo delle legge. Tuttavia, le risposte da parte delle opposizioni sono state tutt’altro che calorose. Il capogruppo di Alternativa per il Sollevamento (Avs), Peppe De Cristofaro, ha ribadito che non è accettabile che il dibattito si esaurisca in Camera, sottolineando le marcate differenze tra le due fazioni.
Le opposizioni, guidate da leader come Giuseppe Conte del Movimento 5 Stelle, sono fermamente contrarie alla riforma, accusando la maggioranza di tentare di “perpetuare il potere” attraverso una legislazione che allontana gli eletti dagli elettori, costringendo l’assegnazione dei seggi a liste bloccate. Dario Franceschini, ex ministro e figura storicamente favorevole al dialogo, ha espresso preoccupazione riguardo a un’eventuale approvazione rapida e autonoma della legge. La questione è ulteriormente complicata da una proposta controversa per l’indicazione del premier, che potrebbe escludere le liste non conformi.
Il clima si fa teso, con esponenti come Angelo Bonelli che parlano di “blitz contro la Costituzione” e avvertono della necessità di stabilire primarie per scegliere un candidato di governo, dato che il presidente della Repubblica deve avere l’ultima parola su chi formi l’esecutivo. Da parte loro, i rappresentanti della maggioranza, come Stefano Benigni, affermano la necessità di scrivere regole chiare per un governo stabile, accusando le opposizioni di obstruzionismo. Con la minaccia di utilizzare la fiducia al Senato, la maggioranza è pronta a procedere per portare a termine la riforma, nonostante le resistenze.