
Camera dei Deputati approva nuova legge elettorale: il governo respira
La situazione si è distesa alle 11.41, quando la Camera ha approvato, senza sorprese, la nuova legge elettorale. L’emiciclo di Montecitorio ha visto scambi di applausi e strette di mano liberatorie tra i membri della maggioranza, che solo due giorni prima avevano visto il governo cedere sulle preferenze. Al contempo, l’opposizione ha manifestato il proprio dissenso, esponendo cartelli e alzando la voce. La riforma sostenuta dal centrodestra prevede che sia obbligatoria l’indicazione del candidato premier e introduce un significativo premio di maggioranza del 42% per chi supera questa soglia, il che ha portato a un risultato di 217 voti favorevoli. I numeri parlano di una maggioranza ritrovata dopo il recente imprevisto sulle preferenze.
All’inizio delle dichiarazioni di voto, l’Aula era quasi deserta, ma Riccardo Magi, esponente di Più Europa, non ha esitato a lanciare accuse gravi, definendo il provvedimento come un “colpo di stato elettorale” che potrebbe condurre verso un regime. I vannacciani, che si sono dimostrati particolarmente vocali in questo periodo, hanno criticato gli alleati di governo, evidenziando la “pugnalata” ricevuta da parte della premier riguardo il voto sulle preferenze. Queste tensioni hanno riacceso il dibattito politico, con Vannacci che si prefigura come un’incognita per la coalizione e per Giorgia Meloni in particolare.
Durante il dibattito, il clima è stato teso, con le opposizioni che hanno attaccato duramente la nuova legge. Giuseppe Conte del M5s ha parlato di “premio di maggioranza incostituzionale” e ha avvertito che non permetteranno confusione tra le sedi istituzionali. La segretaria del Pd, Elly Schlein, ha accusato Meloni di aver tradito gli italiani e di aver abbandonato il Parlamento. Nel frattempo, la reazione del governo è stata quella di sostenere la legge come un passo verso la stabilità politica.
Adesso, la palla passa al Senato, dove la domanda su come procedere si fa urgente. Giorgia Meloni dovrà decidere se ripresentare l’emendamento sulle preferenze, cercando supporto dai vannacciani ma rischiando nuove frizioni con Lega e Forza Italia, o se procedere per l’approvazione definitiva della legge elettorale senza ulteriori scossoni. Andrea De Priamo, presidente della commissione di Palazzo Madama, ha già annunciato la voglia di iniziare a lavorare.