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Magi in sciopero della fame (+E): “cambiare la legge si può” | Stanco ma determinato

Lo sciopero della fame di Riccardo Magi

“Sono affaticato, debole, ma resto convinto delle mie ragioni”. Con queste parole il segretario di Più Europa, Riccardo Magi, ha raccontato il quinto giorno del suo sciopero della fame. Ha spiegato che domani si sottoporrà a un controllo medico, ma intanto continua la sua protesta per chiedere una modifica della legge elettorale, in particolare della norma che quadruplica le firme necessarie per presentare una lista alle elezioni.

Una misura definita “antidemocratica”

Secondo Magi, si tratta di una vera barriera all’accesso democratico, un ostacolo che limita la possibilità di partecipare alla competizione elettorale. Il suo intento, ha detto, è quello di smuovere la coscienza del governo e della maggioranza, nella speranza che arrivino a riconsiderare il testo. Per questo si dice ancora fiducioso in un ripensamento, anche all’ultimo momento.

L’appello al governo e il nodo delle firme

Il segretario di Più Europa contesta anche i tempi con cui la legge viene gestita. “Non si tratta di un decreto urgente”, ha osservato, sottolineando che l’esecutivo avrebbe tutto il margine per rinviare l’esame al Senato e correggere la norma prima dell’approvazione definitiva. Magi invita dunque governo e maggioranza a trovare una soluzione che elimini una disposizione che giudica “inaccettabile”.

La difesa del pluralismo politico

Per Magi, la battaglia non riguarda solo i partiti, ma soprattutto i cittadini. Ha ribadito che i cittadini devono poter sostenere le liste con strumenti moderni, come già avviene per i referendum, quindi anche tramite firma digitale o Spid. A suo avviso, restringere l’accesso alle elezioni significa chiudere la democrazia e ridurre la libertà di scelta.

Il falso allarme sulle troppe liste

Infine, Magi respinge l’idea che ci sia un eccesso di liste elettorali. Ricorda infatti che nel 2022 si è toccato il minimo storico di soggetti ammessi alle elezioni: 23. Un dato che, secondo lui, smentisce qualsiasi allarme sulla proliferazione delle candidature e conferma la necessità di rendere il sistema più aperto e accessibile.