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Manovra da 22 miliardi approvata dal Senato tra tensioni: Giorgetti parla di ‘cose impossibili’, opposizioni in protesta

Lunga attesa per l’approvazione: la manovra economica ottiene il via libera

La fiducia al governo e l’approvazione della legge di Bilancio

Dopo notti di intense trattative e modifiche, la manovra economica ha finalmente ricevuto il primo consenso da parte del Parlamento. Con un voto favorevole di 110 senatori, il Senato ha ratificato la legge di Bilancio, ora lievitata a 22 miliardi di euro. Questo pacchetto di misure dovrà ora passare sotto l’attento esame della Camera per la definitiva approvazione.

Modifiche e polemiche nella discussione parlamentare

Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha espresso soddisfazione per aver affrontato e superato questioni che apparivano complesse. Tuttavia, il suo vice, Maurizio Leo, ha messo in evidenza che il percorso è stato tutt’altro che semplice. La decisione di escludere alcune misure, come lo spoil system per le Autorità e le disposizioni sui lavoratori sottopagati, è stata motivata dalla necessità di evitare possibili contestazioni di incostituzionalità

Critiche e reazioni dalle opposizioni

Le forze di opposizione hanno immediatamente fatto sentire la loro voce, denunciando le contraddizioni presenti nel testo. Cartelli esposti dal Partito Democratico durante la votazione hanno sottolineato la percezione di un “voltafaccia” da parte della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. La commissione Bilancio ha dovuto approvare alcune modifiche prima dell’approdo in Aula, rendendo evidente che il governo stava cercando di affinare il testo per garantirne l’approvazione.

Nonostante le tensioni interne, in particolare all’interno della Lega, il governo si è mostrato compatto durante le dichiarazioni di voto. La manovra è stata definita da Fratelli d’Italia come “affidabile e responsabile”, con la previsione di un deficit intorno al 3% del Pil. D’altro canto, i critici, tra cui Carlo Calenda e Matteo Renzi, hanno evidenziato la mancanza di una visione a lungo termine, etichettando il provvedimento come una delle usuali leggi “classiste” che penalizzano i più vulnerabili.