
Nel giorno dell’anniversario del 7 ottobre, il dibattito pubblico torna a concentrarsi su una ferita che non si è mai davvero chiusa. Le parole del cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei, richiamano l’idea che il conflitto non possa cancellare il volto dell’altro: una riflessione che invita a non perdere di vista l’umanità, anche nel dolore più profondo. Da qui nasce la necessità di condannare con nettezza il massacro compiuto da Hamas, senza però ignorare la tragedia seguita a Gaza.
La premier Giorgia Meloni è intervenuta sottolineando che nessuna causa può giustificare l’uccisione deliberata di innocenti e rilanciando l’impegno contro ogni forma di antisemitismo. Nella sua nota ha però ricordato anche le sofferenze della popolazione civile palestinese, sia nella Striscia sia in Cisgiordania, ribadendo che le vittime non possono essere dimenticate o ridotte a numeri.
Anche dal Quirinale è arrivato un messaggio netto. Sergio Mattarella ha definito gli atti del 7 ottobre crimini ripugnanti e disumani, capaci di aprire una nuova fase di instabilità e violenza in Medio Oriente. Allo stesso tempo, ha richiamato l’attenzione sulla devastazione umana e materiale subita da Gaza, invitando a fermare una spirale che continua a colpire civili da entrambe le parti.
Nel suo intervento, il presidente della Repubblica ha indicato ancora una volta la via dei “Due Popoli, Due Stati” come unica prospettiva concreta per una convivenza pacifica. Anche il ministro della Difesa Guido Crosetto ha insistito sullo stesso punto: la sofferenza di un popolo non può renderci ciechi davanti a quella di un altro, e il terrorismo va condannato senza ambiguità, così come ogni forma di antisemitismo.
In una giornata carica di memoria e tensione, il messaggio che emerge dalle istituzioni è chiaro: ricordare il 7 ottobre significa condannare il terrorismo, ma anche non voltarsi dall’altra parte di fronte alla tragedia umanitaria di Gaza.